Italia: la bufera dei taxi
Le misure di “liberalizzazione” introdotte dal Governo Monti in Italia hanno suscitato nelle scorse settimane ondate di proteste in ogni angolo della penisola. Nell’occhio del ciclone, fra gli altri, anche i taxisti che hanno opposto forte resistenza alle proposte governative, non da ultimo con scioperi e picchetti nelle principali città, Milano in primis. A spiegarci gli estremi del problema è proprio uno di loro, Alberto Piccu “Alfa 31” che nel capoluogo lombardo fa il taxista da alcuni anni.
Come alcuni di voi avranno notato, a metà gennaio il servizio taxi in Italia ha subito una repentina quanto inattesa fermata. La ragione di questo stop va ricercata nel progetto del Governo Monti di cambiare le “regole del gioco”, non solo senza sentire le categorie professionali coinvolte (taxi, ma anche edicole, farmacie, avvocati, notai e molte altre) ma soprattutto in maniera che è sembrata a molti, compreso chi vi scrive, priva di logica.
Provo a spiegare, velocemente, cosa lascia noi taxisti perplessi.In Italia il servizio taxi è regolato da una legge (la 21/92) e da alcune successive integrazioni, prima fra tutte il cd Decreto Bersani che introduceva il principio della Seconda Guida, ovvero un secondo taxista che potesse guidare lo stesso taxi in un turno diverso dal titolare della licenza nonché proprietario del taxi. In pratica, con una licenza e un taxi si coprono due turni di servizio.
Ora, per facilitarvi la lettura scriverò cosa stabilisce la legge sopra menzionata (21/92) e quali modifiche vorrebbe introdurre il Governo Monti:
Uno
Legge 21/92: Le licenze vengono emesse dai Comuni sulla base delle esigenze locali di mobilità
Monti: Le licenze vengono emesse da una Authority nazionale
Due
Legge 21/92: I Comuni, se ne ravvisano la necessità, emettono nuove licenze gratuitamente
Monti: L’Authority emette nuove licenze a pagamento
Tre
Legge 21/92: I comuni, sulla base della loro necessità, possono decidere di unirsi ad altri Comuni per fornire un servizio unificato (cd Conurbazione); in questo caso le norme che regolano il servizio e il costo delle corse (tassametro) devono essere unificati
Monti: Abolizione del limite territoriale: qualsiasi taxista con la licenza di qualsiasi città può lavorare dove vuole; non si fà menzione all’armonizzazione dei tassametri.
Quattro
Legge 21/92: Gli importi delle corse (tassametro) sono stabilite dai Comuni
Monti: Gli importi delle corse (tassametro) sono stabilite dai Comuni
Quindi, ricapitolando, viene creato un altro baraccone pubblico, da pagare con ulteriori tasse (l’Authority), che decide centralmente di quanti taxi ci sia bisogno a Roma, Milano, Napoli, Torino ed in ogni altro piccolo o meno piccolo comune d’Italia. Se l’Authority decide che c’è bisogno di altri taxi a Milano (in base a quali parametri non è spiegato, si rimanda ad una analisi comparata con altre realtà europee…), le nuove licenze vengono emesse a pagamento, mentre fino ad oggi i Sindaci emettevano nuove licenze gratuitamente. La logica dei Sindaci era chiara: se serve che il servizio pubblico venga potenziato bisogna farlo in modo che i più meritevoli (cioè chi superava gli esami) vadano a servire il pubblico, senza altri oneri. La logica del Governo Monti sembra invece essere quella di favorire le banche, perché non entrerebbero nel mercato i più meritevoli ma coloro che saranno in grado di fornire le maggiori garanzie in cambio del prestito che servirà per comprare le nuove licenze.
Qualsiasi taxista può decidere dove prestare servizio. Apparentemente una scelta logica, che favorisce le richieste del mercato. In pratica però, visto anche e soprattutto che importo del tassametro, eventuali supplementi e norme comportamentali da tenere nei confronti dei clienti dipenderanno sempre dai Comuni, questo tipo di libertà si traduce in una roulette russa per il cliente che, nel momento di salire su un taxi, non potrà sapere se l’autista a cui si affida conosce la strada né quanto gli costerà la corsa. In quanto a qualità del servizio, un peggioramento netto.
L’impressione generale che si ricava dal Decreto Monti è che non conoscano proprio l’esistenza di una legge quadro nazionale e, sicuramente, non conoscono l’esistenza del Decreto Bersani. Non altrimenti si può spiegare l’introduzione dell’articolo 36, comma 8 punto c) che prevede, appunto, l’introduzione di taxisti part-time (cioé due taxisti part-time per una macchina per una licenza).
Per inciso: per legge (la famosa 21/92) un taxista in Italia non può fare un altro mestiere. Anche qui la logica è semplice: dopo aver passato da 8 a 10 ore al giorno alla guida, in mezzo al traffico, per la sicurezza del taxista e del cliente è molto meglio se l’autista va a casa a riposarsi. Ora, se con il mio lavoro full-time ci mantengo la famiglia e tu me lo riduci a part-time ma nello stesso tempo mi vieti di avere un altro lavoro, delle due l’una: o mi condanni a mangiare alla mensa dei poveri o mi devo cercare un secondo lavoro in nero. Sì, in nero: Monti ci sta chiedendo di diventare evasori fiscali. Un genio…
Insomma: liberalizzazione dovrebbe significare fornire un servizio migliore ad un costo inferiore. Solo che non riusciamo a capire dove il Governo intenda agire per migliorare il servizio, mentre è chiarissimo che il costo non diminuirà, visto che l’importo delle corse a tassametro resta in carico ai Comuni.
Alfa 31
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