Speed check: l’autovelox nel cilindro
Lavena Ponte Tresa è il primo Comune dell’Insubria a sperimentare un nuovo tipo di autovelox che ha già funzionato in altre parti d’Italia. Si tratta dei cosiddetti dissuasori psicologici di velocità. Grossi cilindri di plastica alti quasi due metri e di colore arancione, posti sul ciglio della strada. Su di essi è scritto il limite di 50 chilometri orari e l’avviso di rallentare per passare indenni dallo “speed check”. Ma la “sorpresa” è all’interno dello scatolone.
Dentro, il laser può esserci oppure no. Il risultato non cambia: appena un veicolo si avvicina a una postazione, rallenta e circola rispettando l’andatura consentita. A Lavena Ponte Tresa ne hanno posizionati otto su una delle arterie principali: la Provinciale che attraversa in lungo tutta la città, da Brusimpiano a Cremenaga, passando per la dogana. Le strade interessate sono via Marconi (4 dissuasori), via Ungheria (1) e via Luino (3). Su questi 2,5 chilometri la polizia locale vi piazzerà di volta in volta l’autovelox, ma sarà impossibile sapere in quale delle otto “tappe”. Per evitare di incorrere in una contravvenzione, bisognerà circolare rispettando il codice su tutto il tratto interessato.
La sperimentazione durerà per i primi due mesi dell’anno e, almeno all’inizio, il municipio promette di non usare il pugno duro. Il progetto “NoiSicuri” prevede una prima parte di monitoraggio del traffico e della velocità. Dopo si andrà a “colpire” laddove e quando gli automobilisti risulteranno più indisciplinati. La strada del lungolago e del lungo Tresa di Lavena Ponte Tresa, oltre al traffico dei frontalieri, viene spesso scambiata per un autodromo, mentre ci si trova nel bel mezzo di un centro abitato e di altri luoghi sensibili come scuole, cimitero, palestra, municipio e diversi esercizi commerciali. “Da anni – spiegano il sindaco Pietro Roncoroni e l’assessore alla polizia locale Pietro Muraca – i cittadini ci chiedevano degli interventi. Se l’esperimento dovesse portare i suoi frutti, proseguiremo oltre i due mesi iniziali. Inoltre avremo dei nuovi dati sui flussi di traffico verso la Svizzera per valutare altre soluzioni. Abbiamo pensato ai dissuasori non per fare cassa ma per promuovere la sicurezza sulle strade”. Se poi arriverà anche qualche euro per aiutare un bilancio sempre più sofferente, di certo, non li si butterà nel lago.
Nicola Antonello
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