Insubria, una regione in divenire?
Eravamo un centinaio di persone, lunedì scorso a Villa Töplitz in quel di Varese, ad ascoltare gli interventi di un convegno sulla cooperazione transfrontaliera. Il convegno era stato organizzato per presentare i risultati di un ambizioso progetto di ricerca italoticinese, denominato «SPL-Insubria», che ha analizzato le possibilità di migliorare la cooperazione tra le aziende localizzate nelle province di frontiera di Lecco, Como e Varese e le aziende ticinesi.
La ricerca è stata condotta da ricercatori dell’università dell’Insubria, dell’Ufficio cantonale di statistica e dell’ECAP. Il suo rapporto finale sarà, tra poco, reso accessibile al pubblico. Nello stesso si spiega che cosa distingue e che cosa invece può unire i due sistemi di produzione a cavallo della frontiera. Si identificano anche problematiche come quelle della ricerca della qualità, della formazione del personale e della internazionalizzazione che sono comuni alle aziende ticinesi come a quelle delle province italiane di frontiera.
Su queste problematiche potrebbe quindi svilupparsi un’attività concreta di cooperazione tra le aziende, a patto che la stessa sia promossa dalle aziende stesse e segua, come è d’uopo sia per questo tipo di attività, una strategia dei piccoli passi. Ma oltre alla presentazione dei risultati del progetto di ricerca il dibattito del convegno, animato da interventi di rappresentanti ticinesi e italiani, ha toccato anche altri aspetti della collaborazione transfrontaliera all’interno della regione insubrica. Da un lato, per sottolineare che l’attualità politica è fatta purtroppo di tensioni attorno ai temi dello scudo ficale e dei ristorni fiscali dei frontalieri. Dall’altro, per cercare di disegnare quali potrebbero essere i futuri luminosi di una regione cuscinetto tra le due grandi aree metropolitane di Milano e Zurigo.
Ricorderò qui che per quel che riguarda la politica dello sviluppo territoriale, la regione insubrica esiste, nei disegni del governo svizzero, da almeno una decina di anni. La stessa si è imposta in modo indiretto, quando gli statistici europei hanno cominciato a suddividere il territorio dell’UE in grandi unità territoriali, le regioni europee. Il nostro Ufficio di statistica federale, che coordina la sua attività con quello europeo, riprendendo i criteri della regionalizzazione europea ha suddiviso la Svizzera in grandi regioni che fanno capo, in via di principio, ai centri più importanti del nostro paese. Il territorio al sud delle Alpi, il Ticino in particolare, restava tagliato fuori da queste regioni. Gli statistici, dapprima, e i pianificatori del territorio, in seguito, trovarono comodo integrare il Ticino nella grande regione metropolitana di Milano.
Il Cantone però, non ha accettato, almeno per il momento, questa proposta. Nel piano direttore cantonale si parla piuttosto della collaborazione transfrontaliera per costruire una regione europea autonoma, l’Insubria, che funzionerebbe appunto da cuscinetto tra le due aree metropolitane di Milano e Zurigo. Sulla carta la nuova regione può facilmente essere disegnata. In termini di politica di sviluppo territoriale, può pure, superando difficoltà non di poco conto, essere realizzata. Si pensi, per fare un solo esempio, all’utilità di una cooperazione nel campo delle infrastrutture di trasporto e ai problemi che si presentano quando si cerca di realizzarla.
Difficilissima da concepire è invece una cooperazione nel campo dell’economia, perché, che lo si voglia o no, la frontiera continua a costituire una barriera importante alla cooperazione transfrontaliera tra gli agenti economici. Esistono i contenziosi ai quali si è già accennato. Esiste il problema della divisa differente che significa anche differenze nei prezzi e nei salari. È vero che quando si tiene conto di tutte le componenti, il costo del lavoro in Italia non è più così inferiore al costo del lavoro in Ticino. Con il franco forte, però, la differenza continua ad essere consistente. Le regioni di frontiera italiane si vedono quindi sottratte manodopera qualificata dal mercato del lavoro ticinese. Non solo, ma il Ticino, con il suo aggravio fiscale relativamente leggero, è diventato molto attrattivo anche per investimenti diretti da parte delle aziende delle province di frontiera italiane.
Attualmente a dominare le relazioni economiche a cavallo della frontiera è la concorrenza, non la cooperazione. Gli interventi al convegno hanno anche messo in rilievo differenze qualitative e culturali che sono altrettanto difficili da eliminare. L’Insubria è quindi un’araba fenice? Il convegno di lunedì scorso sembra suggerire che la risposta a questa domanda non si potrà trovare che nei tempi lunghi.
Angelo Rossi
(per gentile concessione di Azione, settimanale di Migros Ticino. Angelo Rossi, ricercatore e specialista di economia regionale, di pianificazione e di management pubblico, è stato professore al Politecnico federale di Zurigo, all’IDHEAP di Losanna, e primo rettore della SUPSI)
Articoli correlati:
- Mendrisiotto e basso Ceresio: una regione da scoprire!
- Ragazzi per una Insubria verde e pulita
- Miss Insubria alla discoteca Vanilla Club: tre ticinesi ed una comasca in finale
- Insubria: agricoltura sotto assedio
- Insubria: uno spazio economico?














Non carpisco perchè l’antico territorio Insubrico debba chiamarsi ancora
“REGIONE LOMBARDIA”
Da Wikipedia :”Da wikipedia:” Il toponimo deriva dal nome della popolazione
dei Longobardi (Langbard in longobardo), quella popolazione di origine
germanica che nel 568 invase l’Italia e fece di Pavia la capitale del suo regno
(Regno d’Italia) di estensione, a suo tempo, ben più vasta di quella attuale
della Lombardia (esclusa però l’attuale Provincia di Mantova).”
Premetto che hò letto anche gli scritti di Paul Warnefried sui Longobardi (e
non solo).
Dovrebbe chiamarsi Regione Insubria, appunto per le sue radici Galliche del
popolo degli insubri, che in epoca Romana si stanziarono definitivamente in
questo territorio della Cisalpina. Trovo del tutto SBAGLIATO E NON CORRETTO
usare un etinomio di una tribù Barbarica Invasiva quale erano i Longobardi non
trovate?? Perchè non si è chiamata Insubria una volta che le oppressioni di
questi barbari nordici cessarono grazie all’aiuto anche dell’ esercito di Carlo
Magno??
Io non porto un Imprinting Nordica Tedesca, non sono un Lombardo-Padano
invasore, non porto un cognome Longobardo, ma sono un Cisalpino al 100×100 che
porta un cognome Celtico!!!
Penso sia piu che giusto RIVENDICARE la propria ORIGINE STORICA del territorio
Insubrico non trovate??
Come ben saprete negli anni di maggiore espansione Insubrica il loro
territorio comprendeva anche parte della Bassa pianura Bergamasca, nelle
attuali località di Bariano-Romano di Lombardia.Masano-Caravaggio e Treviglio,
per non dimenticare Covo e limitrofi; prendendo pure una parte del territorio
nella bassa privincia Cremasca
Sono le zone dove abito io e dove sono nato ovviamente.
Nelle zone tra Treviglio e Bariano sono state rinvenute diverse tombe Galliche
risalenti all’epoca Insubrica per l’appunto, venendo catalogate come Tombe
Insubriche, appunto per questi motivi (e non solo), penso che i vostri confini
ben delineati dell’insubria, dovrebbero essere piu estesi capite??
Io abito nella Bassa Bergamasca tra Bariano e Treviglio e questo territorio lo
sento molto piu Insubrico anzichè Bergamasco o Lombardo mi spiego??
Ciao da Luca