Il commercio esterno svizzero si indebolisce
Benché il commercio esterno svizzero sia aumentato da gennaio a settembre, parallelamente si è però indebolito di trimestre in trimestre, rallentato dall’economia mondiale. Nel terzo trimestre le esportazioni e le importazioni sono sprofondate nelle cifre negative.
Inoltre, nei primi nove mesi solo tre dei dieci settori esportatori hanno registrato un aumento e la maggioranza degli esportatori è stata costretta ad apportare importanti riduzioni di prezzo a causa della forza del franco. Tra i mercati, il ruolo maggiore l’ha svolto l’Asia.
I dati comunicati oggi dalla Confederazione registrano che se da gennaio a settembre le esportazioni sono comunque aumentate del 2,4%, la tendenza è quella di un deciso rallentamento con una crescita negativa nel terzo semestre dell’anno. Sono, d’altro canto, timidamente cresciute dell’1% le importazioni sull’arco di nove mesi ma solo grazie al primo trimestre positivo. Un risultato che scaturisce dall’azzeramento delle importazioni dei lavorati dell’oro.
Da gennaio a settembre la bilancia commerciale raggiunge i 16,7 miliardi di franchi con un aumento del 14,7% grazie ad un’eccedenza con l’Asia in grado di compensare il deficit con l’Europa.
Nel periodo considerato solo tre rami su dieci del settore delle esportazioni hanno reigstrato una crescita : orologeria, metallurgia e industria di macchine e elettronica. Male le materie plastiche, gli strumenti, la chimica, il tessile e, malissimo carta e arti grafiche con un -10%.
La crescita è quasi interamente da ascrivere ai paesi asiatici con un +10%, ma anche l’Oceania si è dimostrata altrettanto dinamica. Lievi, invece, gli aumenti verso le Americhe. Ferme le cifre con i paesi UE.
Per quanto concerne le importazioni la lieve crescita è determinata dalla richiesta di prodotti energetici così come di materie prime e semilavorati.
Il calo dei beni di consumo è causato essenzialmente dal crollo della gioielleria, dell’elettronica e delle derrate alimentari, bevande e tabacchi.
Com./Red.
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