Frontalieri: manca la reciprocità, afferma Norman Gobbi
“Con 50’000 frontalieri, per l’Italia il Ticino è il terzo-quarto datore di lavoro privato: avrà ben il diritto di dire qualcosa!” Questa la risposta di Norman Gobbi alle critiche italiane in merito alla discussione sulla politica da seguire riguardo alla forte presenza di frontalieri. Gobbi pure ha pure messo in dubbio l’esistenza della reciprocità in merito alla possibilità per i cittadini svizzeri di accedere a posti nell’amministrazione pubblica italiana.
Il neo eletto consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi ha preso la parola al convegno organizzato dall’associazione Terra Insubre sul tema “Ripensare il Risorgimento”. Gobbi ha ricordato le tappe che hanno permesso al Ticino di diventare un Cantone sovrano all’interno di uno stato federale come la Svizzera, affermando che probabilmente, se l’Italia avesse fatto un percorso simile, molti problemi cui si è confrontati ora non ci sarebbero stati. Ma il progetto federalista di Carlo Cattaneo purtroppo è stato presto presto seppellito, mentre si è imposto il modello centralista postulato da Giuseppe Mazzini e portato avanti dalla casa di Savoia.
Norman Gobbi ha sottolineato come in molto paesi il centralismo sia attualmente confrontato con una crescente insoddisfazione delle popolazione confronti delle decisioni prese nelle capitali. Il controllo locale sul potere politico è un elemento importante, e rappresenta una delle ragioni per cui la Svizzera, con il suo sistema federale, riesce a funzionare conciliando gli interessi di quattro culture diverse.
Il Risorgimento: un atto di violenza
La commemorazione dell’unità d’Italia proposta dall’associazione Terra Insubre in occasione dell’annuale Festival Insubria Terra d’Europa, in corso a Varese, si colloca in una posizione critica rispetto alla storiografia istituzionale. Terra Insubre si prefigge come finalità la rivalutazione, la riscoperta della storia e delle tradizioni e la valorizzazione del retaggio insubrico. Nella sala di villa Ponti che ospitava il convegno, pavesata con la bandiera del Ducato di Milano, il tricolore italiano era assente.
I relatori invitati al convegno di Varese hanno sottolineato come la storiografia ufficiale abbia evitato un confronto serio e privo di pregiudizi con la situazione preunitaria. Mentre il Risorgimento viene rappresentato ufficialmente come un movimento popolare contro l’oppressione, in realtà sarebbe stato soprattutto l’espressione di una élite minoritaria sostenuta dagli interessi espansionistici della casa Savoia.
Secondo Elena Bianchini Braglia, autrice del libro “Risorgimento, le radici della vergogna”, l’unificazione imposta dai Savoia ha addirittura cancellato quello che c’era di buoni in Italia, dando il via a un processo di degrado di cui si vedono gli effetti oggi. La vergogna, secondo Braglia, è quella che provano oggi gli italiani quando guardano il loro paese. “Il Risorgimento – afferma Elena Bianchini Braglia – è stato un atto violento, arbitrario, mal condotto, che ha generato i mostri che oggi attanagliano il nostro paese,” imponendo uno Stato costruito sull’oblio delle identità e delle tradizioni.
M. A.
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