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Dopo Chernobyl in Ticino impennata di aborti

28 aprile 2011 – 18:29Nessun Commento

La centrale di Chernobyl (foto cc Fi Dot)

Nel mese di aprile del 1986, piovve incessantemente su tutta la Lombardia e le Prealpi. Quando avvenne lo scoppio nel reattore della centrale ucraina di Chernobyl, la nube radioattiva sprigionatasi dall’ impianto si diffuse in Europa in pochissime ore. Se nel resto della Svizzera, il tempo era sereno e secco, sul versante meridionale delle Alpi, la pioggia fece precipitare verso terra un’importante quantità di cesio radioattivo.

Per diversi giorni furono banditi dal consumo gli ortaggi. Il divieto assoluto di pesca nel lago di Lugano durò addirittura per due anni, fino al luglio del 1988. Ma la misura che fece più impressione fu l’invito alle donne incinte di evitare il latte fresco sostituendolo con il latte in polvere. Questo bastò a scatenare una vera e propria ondata di panico. Uno studio, realizzato nel 1989 dell’allora responsabile della Sezione sanitaria del Canton Ticino, il prof. Gianfranco Domenighetti e della collega Manuela Perucchi, dimostra come il numero di aborti aumentò, fra il maggio 1986 e il giugno dello stesso anno del 34 percento rispetto alla media. Considerando solo il mese di giugno, l’aumentò del 57%.

Scarsa informazione

Dai dati dello studio di Domenighetti-Perucchi emerge una situazione preoccupante. Infatti, il ministero elvetico della sanità si dimostrò assolutamente impreparato a dare delle informazioni chiare. Eppure, gli studi, già noti all’epoca, permettevano di sostenere che le quantità di radioattività precipitata al sud delle Alpi, pur essendo importante, non avrebbe avuto nessun influsso sui feti.

Medici e soprattutto ginecologi furono abbandonati a sé stessi. Spesso non furono in grado di informare compiutamente le donne incinte e tranquillizzarle. “Ricordo un caso di un ginecologo – ha dichiarato il prof. Domenighetti al quotidiano di Lugano Giornale del Popolo – che preoccupato per come evolveva la situazione, chiese lumi a Berna presso gli esperti federali. Questi gli confermarono che il pericolo per madre e bambino erano praticamente nulli. Ma fu una consulenza puramente telefonica e non ufficiale”. Il ginecologo, di fatto, rimase solo a dover decidere e sarebbe rimasto l’unico responsabile nel caso in cui le sue pazienti avessero partorito figli con delle malformazioni.

Le lezioni di Chernobyl

A ricordare i 25 anni dal disastro sovietico, ci ha pensato, con incredibile tempismo, l’incidente di Fukushima. Fortunatamente, le ricadute radioattive, in Occidente, non sono state massicce come allora. Nel 1986 si disse che l’incidente fu l’effetto di un paese ormai allo sbando, senza più i mezzi sufficienti per garantire la sicurezza dei propri impianti nucleari. Questo lasciava sottintendere che in Occidente, una cosa del genere,non sarebbe mai successa. Il Giappone, fra le prime potenze nucleari al mondo, oltre che un paese altamente sismico, ha dimostrato, invece che nel campo della sicurezza nucleare, ancora moltissimo rimane da fare. L’energia atomica è una bomba sempre pronta a esplodere.

Mario Besani

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