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Caro maestro!

7 settembre 2010 – 23:10Nessun Commento

Lago di Varese (cc Notafish)

Un giovane biologo varesino lascia la ricerca e si adatta a insegnare in una scuola media del Canton Ticino. Lo stipendio è di 3’000 franchi, 2’200 euro. Una cifra impensabile in Italia. Ma la perdita per la ricerca italiana è incontestabile.

Nulla di nuovo sotto il sole. Pietro Ceccuzzi non è il primo né tantomeno sarà l’ultimo ricercatore che lascia l’Italia per andare all’estero. E’ vero, molti, nella sua condizione, hanno trovato collocazioni importanti in istituti e centri di ricerca internazionali. Basta andare a guardare all’Università di Zurigo. Un nome fra tutti: Adriano Aguzzi, il neuropatologo italiano, uno dei massimi esperti mondiali del morbo di Kreuzfeld-Jakob (il morbo della mucca pazza). Anche lui, anni fa, era partito dall’Italia perché gli era stata negata la possibilità di fare ricerca.

Secondo quanto scrive la Provincia di Varese, il destino di Pietro Ceccuzzi, per il momento, è più modesto. Eppure, il 32enne dottore in biologia varesino, fin qui attivo presso l’Università dell’Insubria, è considerato uno dei maggiori conoscitori della fauna del lago di Varese. E’ proprio lui a scoprire la temibile proliferazione del gambero della Luisiana che rischia di incidere pesantemente sull’ecosistema lacuale.

Ma tant’è! Ceccuzzi, dopo avere fatto il venditore di macchinari contro la cellulite e dopo avere tentato la carriera di magazziniere in un supermercato, ha colto l’occasione al balzo per andarsene dal suo paese. Infatti, il finanziamento per continuare le sue ricerche non gli è stato rinnovato.

Tre 3’000 franchi al mese non sono molti ma in Italia sarebbe comunque uno stipendio inarrivabile. Per Ceccuzzi, il cambio, da ricercatore a insegnante di scuola media, non è granché. Sicuramente ci guadagnerà la scuola ticinese e soprattutto i suoi allievi. Con l’esperienza che si porta appresso sicuramente sarà un insegnante fantastico e avvincente e poi anche in Ticino, nel campo della ricerca si sta muovendo parecchio. Chissà che presto non trovi oltrefrontiera ciò che non ha trovato in Italia. Red.

 

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