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Gioele, studente frontaliero

23 maggio 2010 – 12:18Nessun Commento

Gioele Di Stefano (foto Fiò de la Serva)

Gioele Di Stefano, 22 anni, di Luino, è il leader della band insubrica dei “Giò DeSfaa e i Fiò de la Serva” e studia presso la Supsi, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana. Gioele  ci racconta  la sua esperienza e le ragioni che l’hanno spinto a frequentare una scuola come l’Università professionale ticinese.

Alla SUPSI Gioele ha trovato l’opportunità di perfezionare le proprie conoscenze di perito informatico, iscrivendosi al corso di laurea in Comunicazione visiva presso Dipartimento Ambiente Costruzioni e Design.

Se ti dico Insubria a che cosa pensi?
Provincia di Varese, di Como, Verbano Cusio Ossola e Canton Ticino. Ho avuto occasione per la prima volta di sentirne parlare quando partecipai a un concorso per band nel 2005 organizzato dalla Provincia di Varese, concorso aperto proprio ad artisti provenienti da tutta la regione insubrica.

Perchè hai deciso di venire a studiare alla SUPSI?
Da qualche anno dedico gran parte del mio tempo libero alla musica; le cose non vanno male col gruppo, tutt’altro, quindi ho sempre ritenuto un peccato non provare a continuare in quest’avventura. Cercare l’università altrove avrebbe significato prendere domicilio lontano da casa e quindi aver ridotto l’attività di musicista a pochi weekend. Inoltre la formazione in Svizzera è meno accademica che in Italia, più professionalizzante e più vicina alle esigenze del mondo del lavoro. Questo è stato comunque il primo metro di giudizio nella scelta. Poi se l’utile si univa al dilettevole, tanto meglio!

Avevi opportunità del genere anche in Italia?
La prima intenzione, era quella di iscrivermi alla facoltà di Design e Comunicazione presso il Politecnico di Milano. Tuttavia, parlando con qualche amico, che già frequenta la facoltà ci ho rinunciato, preferendo alla fine la SUPSI. Ci sono diverse scuole di Cinema in Italia, ma la SUPSI può darmi uno spettro di conoscenze molto più ampio.

Quali sono secondo te le peculiarità del corso di laurea in Comunicazione visiva della SUPSI?
Questa facoltà ti offre un’ampia formazione su tutto il mondo della Comunicazione visiva: dalla tipografia all’animazione, dalla fotografia al cinema. Inoltre, qui, ho la possibilità di accedere alla facoltà a qualunque ora del giorno, studiare e sfruttare l’atelier ogni volta che ne ho bisogno. Abbiamo docenti che sono prima di tutto professionisti affermati del loro settore. Il numero di studenti, per ogni classe, è ridotto. I docenti possono così dedicarsi con maggiore attenzione a ognuno di noi. Possiamo anche usufruire del servizio prestiti e avere del buon materiale per lavorare ai nostri progetti.

Il fatto di fare un percorso di studi in Svizzera pur vivendo in Italia ti ha procurato dei problemi?
No, non ho mai avvertito il problema. Una volta saputo che potevo accedere al corso e che la laurea era riconosciuta a livello europeo non ho avuto più alcun tipo di preoccupazione.

Ti senti uno studente frontaliere?
Ci sono alcune situazioni che mi ricordano, ogni mattina, di frequentare una scuola in un altro paese. Per esempio, quando attraverso la frontiera di Fornasette. Poi c’è l’accento leggermente diverso dei miei compagni di studi. Qualche volta, si sente addirittura parlare tedesco. Niente di che! Ormai, la scomparsa delle frontiere è evidente. Vedo ancora qualche automobilista davanti a me che quando passa il confine rallenta stupendosi che non c’è più nessuno a controllare. Per noi frontalieri, ormai, è una cosa ovvia.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri come studente straniero in Svizzera (pratiche e personali)?
Nessuna in particolare, davvero! Non mi sento uno straniero, a parte qualche scambio di battute, sempre divertenti e mai cattive tra Svizzeri e Italiani. Qualche volta, la nostra nazionalità è argomento di discussione tra compagni di studio, ma al posto della nazionalità potrebbe essere semplicemente la città di provenienza all’interno di una stessa nazione. Alla fine, il Canton Ticino è davvero a due passi, lo frequentavo già prima di iscrivermi alla SUPSI.

Come ti immagini il tuo futuro di “comunicatore visivo”?
Spero di trovare presto un lavoro. G’à ora mi offro come freelance, sia per arrotondare sia per farmi conoscere. In futuro spero di poter avere la mia agenzia.

Pensi di lavorare in Svizzera o in Italia?
Non so! In Italia c’è sicuramente un mercato più ampio. Non parlando né francese né tedesco, la Svizzera mi sarebbe preclusa. Purtroppo il Ticino è troppo piccolo.

Quanto ti costano gli studi?
Non più che in Italia. La retta che devo pagare è leggermente più alta di quella del Politecnico di Milano. Se avessi studiato nel capoluogo lombardo però si sarebbero dovute aggiungere le spese per l’affitto di un appartamento e l’abbonamento ai mezzi pubblici. Ora mi reco alla SUPSI in moto, almeno quando le condizioni meteo lo permettono. Certo che gli spostamenti mi costano meno rispetto a dovere andare a Milano.

Cosa rappresenta per te la frontiera?
Una sottile linea, una barriera invisibile e sempre più intangibile. Le cose sono cambiate già da quando ero bambino, mi chiedo che cosa rappresenterà per la generazione futura. La possibilità di avere un altro Paese aperto al mio a due passi è comunque possibilità di scambio e di confronto molto importanti. Certo, le monete sono ancora diverse e questo, sicuramente, ti ricorda che siamo in un’altra nazione.

Riesci a combinare la tua passione e il tuo impegno come musicista con gli studi in Comunicazione visiva?
Ci sono momenti in cui le due cose fanno a pugni, lo ammetto. E ammetto anche che troppo spesso dedico più tempo alla musica di quanto dovrei. Tuttavia, la musica mi dà grandi soddisfazioni: un’apparizione al Teatro Malibran di Venezia e l’invito ad esibirmi al “Davide Van De Sfroos Show”, lo scorso anno. Per il momento, riesco comunque a combinare bene le due cose.

I Fiò de la Serva (foto Fiò de la Serva)

Hai molti compagni di studio italiani? Te lo aspettavi?
Sì, siamo poco meno della metà della classe, un buon numero insomma. Me lo aspettavo perché avevo già visto molti studenti italiani all’open-day e il nome della SUPSI, comincia a girare tra le scuole superiori della mia provincia.

Potresti immaginare una “campagna” per creare un vero senso d’appartenenza all’ Insubria?
Così su due piedi non so cosa si potrebbe fare! Probabilmente, bisognerebbe pensare a una comunicazione mirata alle giovani generazioni: dalle elementari alle “superiori” per far passare un concetto diverso di “Insubria”. Sarebbe importante parlare di ciò che ci accomuna, che identifica tutti gli abitanti di questa regione. Questo potrebbe farci sentire più uniti.

E, forse, perché no, un festival musicale itinerante, con concerti offerti in tutte le piazze più importanti della ragione, come Bellinzona, Lugano, Como, Varese, Verbania Le band locali invitano le band del resto della regione a esibirsi. Non dimentichiamoci che la musica ha il potere di richiamare, di coinvolgere, specialmente i giovani.

Intervista raccolta da Vito Robbiani

Sito Fiò de la Serva: www.fiodelaserva.it

 

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