Frontalieri: ma quanto valgono?
Sono 45 mila i frontalieri che ogni giorno varcano il confine con il Ticino. Se calcoliamo anche quelli che lavorano nei Grigioni e in Vallese, il loro numero sale di altre diecimila unità. E’ un vero e proprio esercito che si sposta all’alba dal Varesotto, dal Comasco, dal Piemonte per prestare il proprio lavoro in Svizzera. Nessuno li riconosce, nessuno li rappresenta. Eppure, creano ricchezza sia in Svizzera sia in l’Italia.
Il sito Varesenews ha pubblicato in questi giorni un interessante articolo sull’evoluzione del “frontalierato” e sull’importanza che questi lavoratori rivestono per l’economia del Canton Ticino. Negli anni sessanta i frontalieri erano spesso semplici operai di fabbrica o braccia per l’edilizia. Oggi, il loro lavoro e le loro competenze sono apprezzate anche nei settori del terziario e del terziario avanzato. Il loro numero, è sempre dipeso dalle contingenze economiche. Se l’economia cresceva, crescevano anche i frontalieri e viceversa. Si è sempre trattato comunque di una “manodopera di riserva” che subiva e subisce tutt’oggi (nel bene e nel male) l’evoluzione e le esigenze del mercato. Per questo è sempre stata una categoria molto fragile.
Ma quanto valgono?
Dalle stime che ci hanno fornito i sindacati elvetici, si può desumere che solo nel 2008 le imposte pagate alla fonte, nel Canton Ticino, da parte dei frontalieri, si sono elevate a 150 milioni di franchi. Il 40% è stato ristornato all’Italia. Basti pensare che solo il comune di Ponte Tresa ha ricevuto, come cifra di ristorno, 1,2 mio di franchi. Porlezza: un Mio. La Val Solda: 600 mila franchi. Soldi che permettono ai comuni della fascia di frontiera, di rimpinguare le proprie casse e garantire i servizi indispensabili alla popolazione residente.
La massa salariale
La massa salariale, sempre lo scorso anno è stata di circa 2,2 miliardi di franchi. Si calcola che 200 milioni siano rimasti in Svizzera, due miliardi sarebbero invece stati spesi in Italia nei territori di provenienza dei lavoratori. Anche in questo caso, l’aiuto dato all’economia locale è tutt’altro che trascurabile.
La cassa disoccupazione
Inoltre, (ne parlavamo già in un articolo precedente) l’assicurazione contro la disoccupazione che il frontaliere è tenuto a pagare in Svizzera, produce mediamente 100 milioni di franchi l’anno. Fino allo scorso giugno, questi soldi erano versati all’INPS, ma ora sono incamerati direttamente dalla cassa disoccupazione svizzera.
La cassa pensione
Infine, il secondo pilastro. Si tratta della cassa pensione che i frontalieri dipendenti pagano in Svizzera.Si tratta di svariati milioni di franchi l’anno gestiti dalle assicurazioni private. Capitali da investire e su cui il sistema assicurativo realizza dei cospicui utili.
Red.
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