Frontalieri: la Svizzera potrebbe chiudere i cancelli
C’è crisi’ e la Svizzera chiude i cancelli ai frontalieri. Nei prossimi giorni il Consiglio Federale deciderà infatti se limitare il numero dei lavoratori che le imprese elvetiche possono reclutare all’estero.La notizia è stata anticipata ieri dalla stampa della Svizzera italiana: «Tornano i contingenti’» si chiedeva il “Corriere del Ticino” in prima pagina. Sempre sulle stesse colonne Serge Gaillard, capo della Direzione del lavoro alla Segreteria di Stato dell’economia, sostiene che le basi legali consentirebbero il provvedimento. Provvedimento che, in poche parole, dovrebbe (usare il condizionale è ancora d’obbligo) contingentare la manodopera estera in Svizzera.
E la base legale di cui parla Gaillard è la clausola di salvaguardia del trattato bilaterale sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea: in base a questo “busillis”, la Svizzera potrebbe limitare temporaneamente le autorizzazioni di soggiorno qualora l’immigrazione dovesse assumere proporzioni impreviste, reintroducendo i contingenti per i primi 15 Stati membri dell’Ue, oltre a Cipro e Malta. La condizione è che il numero di nuovi permessi in un anno superi del 10% la media dei precedenti tre anni. Su queste basi, la Svizzera potrebbe quindi chiudere temporaneamente i cancelli ai frontalieri.
Un’ipotesi che fa urlare allo scandalo Roberto Cattaneo, rappresentante per la Uil dei circa 17mila frontalieri lariani.
Il sindacalista ritiene «inammissibile» che la Svizzera chiuda i cancelli ai frontalieri.
«Apprendo ora la notizia – dice – e credo, innanzitutto, che i presupposti di legalità vadano assolutamente approfonditi e non debbano essere dati per scontati. Ma se un eventuale provvedimento simile venisse adottato, metterebbe in discussione la Svizzera e i suoi rapporti con l’Unione europea».
«Gli elvetici – continua Cattaneo – non possono pensare di invocare le clausole di salvaguardia alla prima ventata di crisi. Gli accordi bilaterali vanno in direzione opposta. Dove vuole stare, la Svizzera’ Non dimentichiamo che si tratta di un Paese importatore di manodopera, ma esportatore di beni e servizi. E non deve cadere in contraddizione. Se chiude i cancelli, anche provvisoriamente, non può pretendere che gli altri mercati rimangano aperti alle sue esportazioni. Fossi nell’Unione europea, su questa vicenda sarei molto severo».
Dal punto di vista politico, quindi, secondo Cattaneo chiudere i cancelli sarebbe inaccettabile. E perfettamente inutile a livello economico.
«Chiudere le porte ai frontalieri non significa licenziare chi già lavora in Svizzera. Oltreconfine lavorano circa 42mila frontalieri (17mila comaschi), ma già oggi i frontalieri non vengono più assunti. Centinaia, forse migliaia di frontalieri lombardi sono stati licenziati o sono in orario ridotto (una sorta di cassa integrazione, ndr)».
«Quindi – si chiede Cattaneo – che senso avrebbe un provvedimento che limita un accesso di nuovi lavoratori già bloccato dalla crisi’ Servirebbe solo a compromettere i rapporti tra Svizzera e Europea, perciò fossi nell’Unione europea sarei poco tenero nei confronti di chi decidesse di introdurre un contingentamento dei lavoratori stranieri».
L’allarme lanciato da Cattaneo della Uil viene “bilanciato”, invece, da un sindacato ticinese, l’Ocst.
«I contingenti riguarderebbero i permessi di dimora, non dovrebbero interessare i frontalieri – commenta Giancarlo Bosisio, responsabile ufficio frontalieri Ocst – la clausola di salvaguardia prevista negli accordi interessa i permessi di dimora. Di contingentamento dei lavoratori frontalieri se ne parlò tra la metà degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, ma poi ci pensò la crisi a diminuire in modo drastico il numero dei frontalieri».
Secondo Bosisio, la clausola di salvaguardia non riguarderebbe i lavoratori. Ma quella clausola sarebbe solo una base sulla quale costruire l’eventuale provvedimento di chiusura (temporanea) dei cancelli svizzeri alla manodopera italiana.
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