Contrabbando di gasolio dalla Svizzera
Il gasolio come il whisky al tempo del proibizionismo: così prezioso e ormai a costi, appunto, proibitivi, da essere oggetto di contrabbando. E la provincia di Varese, con tutti quei valichi verso la Svizzera, si presta perfettamente al giochetto.
Non sorprende dunque che sia stato scoperto un deposito abusivo, dove era pronto per essere rivenduto alla metà rispetto al prezzo erogato alla pompa: uno sconto praticato non senza assumersi più di un rischio, se è vero, come dimostrano le immagini girate dai finanzieri della compagnia del Gaggiolo, che le taniche e un serbatoio interrato di gasolio per autotrazione, per un totale di 16mila litri, erano allineati in un cortile senza alcun rispetto delle norme di sicurezza. È quanto emerso dalla perquisizione e dal successivo sequestro eseguito dalla Gdf in una ditta di trasporto di idrocarburi di Rodero, in provincia di Como, di proprietà di Ambrogio Montalbetti, 71 anni, denunciato a piede libero per contrabbando di prodotti petroliferi. Denunciato a piede libero anche il dipendente, 37 anni, che materialmente eseguiva i trasporti dalla Svizzera per l’Italia. I risultati dell’indagine, coordinata dal pm Raffaella Zappatini, sono stati presentati ieri nel corso di una conferenza stampa dal procuratore Maurizio Grigio e dal colonnello Antonino Maggiore, comandante provinciale della Gdf. Con loro il anche tenente Leonardo Milone, nuovo comandante della compagnia del Gaggiolo. Tutto ha preso avvio da un controllo stradale di un’autobotte nel momento di rientro in Italia dalla Svizzera attraverso il valico del Gaggiolo, dopo che aveva eseguito una consegna in territorio elvetico. Dichiarata vuota, l’autobotte in realtà nascondeva 100 litri nelle tubazioni di scarico della cisterna. Una quantità non rilevabile con i controlli elettronici, scoperta aprendo le apposite bocchette. I_successivi riscontri hanno permesso di accertare che non si trattava di un errore o di un disguido, o di un malfunzionamento delle pompe ma, secondo quanto ipotizzato dalla Gdf e dalla procura varesina, di un metodo fraudolento che nel tempo, aveva permesso di sottrarre al fisco (accisa) quantità ingenti di gasolio. E sempre secondo quanto ipotizzato, il gasolio era destinato ed essere rivenduto illecitamente a prezzi stracciatissimi, considerando che il 50% se ne va in accisa e il 20% in Iva. Solo il 30%_rappresenta il costo di produzione. Un prezzo al pubblico tra i 60 e 70 centesimi consentiva dunque al rivenditore ampi margini di guadagno.
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