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Salvo (per ora) il segreto bancario

2 novembre 2010 – 10:43Nessun Commento

(foto cc Andres Rueda)

Maxi-tassazione dei fondi neri in cambio del mantenimento del segreto bancario: è questa l’offerta della Svizzera ai paesi vicini che chiedono lo scambio automatico di informazioni sui depositi dei loro cittadini nelle banche svizzere.

Un’offerta che Inghilterra e Germania hanno deciso di accettare. “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”, devono essersi detti i responsabili delle finanze dei due importanti paesi europei. Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble ha perfino fatto balenare la possibilità di rinunciare all’acquisto di dati trafugati illegalmente dai sistemi informatici delle banche svizzere.

Le concessioni della Svizzera non sono da poco. L’imposta alla fonte sui depositi stranieri , la cosiddetta euroritenuta, verrà prelevata non solo sui rendimenti, ma su ogni movimento di depositi e conti correnti. L’Inghilterra e la Germania incasseranno quindi somme ingenti. In cambio i detentori dei depositi rimarranno anonimi. La Svizzera riesce così a sventare la minaccia più grande per il segreto bancario, lo scambio automatico delle informazioni.

L’Italia continua invece a difendere la richiesta di un adeguamento della Svizzera alle norme di trasparenza europee. Il ministro Tremonti sembra infatti deciso a continuare la sua battaglia contro il segreto bancario anche da solo. Le trattative sull’accordo di doppia imposizione fra l’Italia e la Svizzera stanno languendo e non sembrano destinate ad arrivare in porto tanto presto.

Tremonti è convinto di riuscire ad ottenere migliori risultati seguendo la linea dura. Oltre che sulla pressione diplomatica per ottenere dalla Svizzera l’abolizione del segreto bancario, Tremonti spera molto nell’effetto della nuova legislazione sull’evasione fiscale in preparazione, che introduce la “presunzione di colpevolezza” per chiunque esporti capitali.

Con questa posizione intransigente l’Italia rischia però di rimanere isolata, tanto più che l’attualità politica italiana non contribuisce certo ad aumentare la considerazione per le richieste provenienti da Roma. Le voci favorevoli ad una posizione più realista, che contribuisca a far affluire alle casse statali delle somme magari anche superiori a quelle che si otterrebbero con altri mezzi, potrebbero quindi avere il sopravvento.

Dopo tutto la Svizzera non è l’unico paradiso fiscale di questo mondo. Le isolette caraibiche a cui fanno capo anche importanti esponenti dell’elite politica italiana rimarranno del tutto immuni da qualsiasi monitoraggio anche in futuro, e difficilmente potranno essere convinte a versare qualcosa al fisco di Roma.

Michele Andreoli

 

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