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Gaggiolo: qui iniziò il “Romanzo criminale” di Massimo Carminati

20 dicembre 2014 – 09:27Nessun Commento

Massimo Carminati, ieri e oggi. In basso a destra la prima pagina della Prealpina del 22 aprile 1981

Il romanzo criminale di Massimo Carminati, considerato dagli inquirenti il “capo” della malavita romana nell’inchiesta “Mafia Capitale” esplosa nei giorni scorsi, poteva scrivere la “parola” fine a Gaggiolo, Già, Gaggiolo. Proprio il principale valico del Canton Ticino col Varesotto.

Era lunedì 20 aprile 1981, il giorno di Pasquetta. Nei pressi della dogana, cercando di sfruttare la nebbia, un gruppetto a bordo di una Renault 5 s’avvicinò alla rete di confine, a poca distanza dalla dogana presidiata dai finanzieri, apprestandosi a entrare in Svizzera scavalcando la recinzione. Come racconta il cronista della Prealpina dell’epoca, Gianni Spartà, ad aspettare i malviventi c’era un plotone di agenti della Digos, avvisati da qualcuno che aveva “cantato”. Pare che la soffiata avesse indicato fra gli aspiranti emigranti la super ricercata Francesca Mambro. Gli agenti intimarono l’alt. Una. Due. Tre volte. Niente. Tre individui scesero dall’auto, uno tentò di mettersi al riparo appena al di là del confine; partirono raffiche di mitra che lo fermarono, ferendolo a una gamba e all’occhio sinistro. Era Massimo Carminati. Pochi centimetri e sarebbe finito al cimitero. Invece no. La sua vicenda è arrivata fino a oggi. All’epoca invece, il pericoloso neofascista aveva solo 22 anni, ma era già ben conosciuto alle forze dell’ordine non foss’altro perché sospettato di sapere qualcosa delle bomba esplosa il 2 agosto del 1980 alla stazione di Bologna provocando un massacro.

Qual giorno al confine col Ticino voleva lasciare l’Italia con un bottino di dollari, franchi svizzeri, diamanti. Dove avesse intenzione di andare non si chiarì mai. Dalla Svizzera, forse in Sud America. Certo è che c’era un piano, ben orchestrato, nei mesi in cui le procure indagavano sulla trame dei Nar e di Terza posizione.

Oggi quel passato è tornato a galla con le foto segnaletiche di questi giorni in cui Carminati compare senza un occhio, quello perso nella sparatoria di Gaggiolo. E la domanda è: com’è possibile che una delle colonne dei Nar, i Nuclei Armati Rivoluzionari, vicino alla Banda della Magliana e con un curriculum criminale lungo come il rettilineo che da Cantello porta a Stabio, potesse essere il fulcro di una presunta associazione a delinquere che controllava milioni di euro di appalti nella Roma, Capitale d’Italia nell’anno 2014?

Nicola Antonello

 

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