Discarica Gaggiolo: si va verso la Corte europea
Non c’è pace per gli abitanti del Gaggiolo a ridosso della discarica di inerti, che da tempo denunciano la situazione malsana che la discarica sta causando sulla vita della popolazione locale. Nonostante il dibattito su più fronti, e i fiumi di inchiostro sui giornali, le montagne di inerti continuano a crescere. Da qualche giorno si è aperta la cosiddetta seconda fase della discarica: il riempimento cioè della montagna di detriti sul versante italiano. Per gli abitanti della zona la situazione si fa sempre più insostenibile. “Continuiamo a respirare polveri nocive” – “Tanti bei discorsi, ma in realtà nulla è davvero cambiato – ci dice nell’intervista video Salvatore Boeddu del comitato contro la discarica di Stabio – da poco hanno concluso la prima fase dove hanno conferito circa 350 m3 di materiale e adesso nella seconda fase ne sono previsti molti di più. Inoltre ci hanno pure riferito che è prevista una terza fase, e in questo caso i materiali verranno gettati sul versante svizzero. Dunque per parecchi anni ancora continueranno a buttare scarti d’amianto e altri materiali nocivi, materiali altamente pericolosi sia per la natura stessa che per la nostra salute”. Svizzera-Italia e il gioco dello scarica barile Sulla vicenda continua a far battaglia anche l’Associazione ambientalista italiana Aidaa, la quale è in attesa che si concludano le indagini da parte dei carabinieri di Varese per poi andare fino a Strasburgo alla corte europea dei diritti dell’uomo e fino alla Corte dell’Aja per presentare una denuncia penale sia contro il Ticino che contro la Regione Lombardia “In questi giorni dovrebbe arrivare gli atti, e solo a quel punto saremo pronti per andare fino al Tribunale di Strasburgo con un documento che conterrà tutta la storia della discarica di Gaggiolo, e dove racconteremo il lassismo delle autorità italiane, e il gioco dello scarica barile tra la Svizzera e l’Italia” ci dice Lorenzo Croce, presidente dell’Aidaa. Nessun politico italiano si è mai recato alla discarica – “A luglio dello scorso anno c’era stato un impegno formale con la Commissione ambiente del consiglio regionale della Lombardia e con il Governo ticinese. L’intera Commissione, da destra a sinistra, aveva mostrato l’intenzione di fare una visita a Gaggiolo. Ma non è successo nulla. L’unico che ci è andato è stato un consigliere di rifondazione comunista. La Commissione doveva pure rendere contatti per presentare una mozione in Consiglio regionale nell’ottica di iniziare i passi ufficiali contro il Canton Ticino, ma anche in questo caso non è stato fatto nulla. Nè ho mai ricevuto risposta alla mia lettera inviata al nuovo presidente della Commissione Margherita Peroni”. Per l’Associazione ambientalista dunque la Regione Lombardia è colpevole di non fare nulla per difendere le famiglie che vivono a poche centinaia di metri dalla discarica elvetica, e accusano il Canton Ticino in quanto responsabile della realizzazione di una discarica a pochi passo dalle case italiane. “Sia le autorità italiane che quelle svizzere se ne lavano le mani – conclude Croce – per la seconda fase della discarica il Canton Ticino avrebbe dovuto confrontarsi col Comune di Cantello e consegnare la documentazione inerente il cubaggio, il tipo di materiale. Un accordo espresso chiaramente in tv. Documenti che sembrano spariti nel nulla: la Svizzera dice che li ha spediti alle autorità italiane di Cantello, quest’ultimo invece sostiene di non aver ricevuto nulla. E intanto gli abitanti della zona continuano a respirare nubi di polvere contenenti amianto e altre sostanze tossiche”.
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