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Don Ambrogio, quando il prete è social (network)

20 novembre 2013 – 11:10Nessun Commento

Ha un account twitter, uno facebook e ha aperto un blog “Io amo Castiglione” che aggiorna costantemente. Ambrogio Cortesi, parroco di Castiglione Olona (Varese) è il sacerdote più social dell’Insubria. L’ultima idea, pubblica sul suo blog è quella di un Decalogo social per cristiani 2.0. Raccoglie pensieri e riflessioni sul mondo di internet. Di certo si è lontani anni luce da certi sacerdoti che, anziché spalancare le porte a Cristo e ai cristiani, si chiudono in se stessi.

Eccolo:

1 Facebook è come l’oratorio. Ci passano tutti e ci trovi tutti gli amici.

2 Foursquare è come la Messa. Non basta vederla in televisione: bisogna fare check-in.

3 I blog sono come il catechismo. Servono per approfondire.

4 Twitter è come la benedizione delle case. Rapidissima, ma raggiunge anche i più lontani.

5 Google è come la Bibbia. Ci trovi tutto quello che cerchi.

6 Google Plus è come certe lezioni di teologia. Incomprensibili.

7 Pinterest è come i quadri dei santi. Sono lì e ti guardano.

8 Le pagine ufficiali sono come la gerarchia. Un po’ inamidata (almeno fino a Francesco).

9 La rete è come il Creatore. Senza di lei/Lui non esistiamo.

10 Questo decalogo è farina del mio sacco. Potete commentarlo o anche contestarlo, ma se volete copiarlo, citate almeno la fonte.

Don Ambrogio sa comunque che il web è solo una minima parte del mondo: “Perché – dice – anche se non possiamo vivere fuori di internet, che ormai è il nostro ambiente, abbiamo delle radici reali, locali, comunitarie, e la nostra missione di chiesa non è astratta, ma profondamente inserita in una tradizione. A Castiglione Olona, dove risiedo felice, trovate il borgo antico. Lì si percepisce ancora fino ad oggi la profondità di una storia in cui siamo stati plasmati e di cui non vogliamo perdere i lineamenti. La Collegiata, con il suo museo ne è l’emblema. Scrisse Jorge Luis Borges: “Compito dell’arte è trasformare ciò che capita in simboli, in musica, in qualcosa che possa durare nella memoria degli uomini”. Ebbene, chi pensò la Collegiata e volle al suo interno gli affreschi di Masolino da Panicale ci riuscì perfettamente”.

Nicola Antonello

 

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