Otto morti in un mese. La strage dei fungiatt
Otto morti, una ventina di salvataggi. La stagione dei funghi è stata di raccolta eccezionale e sulle montagne dell’Insubria si è assistito a un vero e proprio boom di cercatori. Oggi vi è stata una nuova vittima, una 49enne del Luganese ritrovata senza vita sui monti di Cimadera. Spesso però i “fungiatt” sono protagonisti di seri incidenti o, anche a causa della scarsa conoscenza delle zone, della perdita di orientamento. In questo periodo sono già stati numerosi gli interventi di Rega, soccorso alpino, protezione civile, polizia o carabinieri al di quà e al di là del confine, con una spiegamento di forze senza precedenti: elicotteri, unità cinofile, squadre di ricerca per portare soccorso a persone disperse, ferite o addirittura per il recupero di morti. Per la precisione otto in un mese. Una strage.
Oggi si registra una nuova vittima tra i fungiatt. Una donna di 49 anni del Luganese è stata ritrovata priva di vita sui monti di Cimadera, caduta in una zona impervia mentre era a caccia di funghi. Ma le disgrazie sono partite il 7 settembre quando è stato ritrovato senza vita un settantenne di Domodossola, sul versante di Bognanco a circa mille metri di quota. Sembra che l’uomo fosse scivolato, precipitando in un dirupo. Il 18 settembre poi si è registrata la tragica morte nei boschi della Valsesia di un infermiere dell’ospedale di Borgomanero, mentre con alcuni amici era alla ricerca di funghi: anch’egli precipitato sembra a causa del sottobosco reso scivoloso dalla pioggia. Il 15 settembre invece la tragedia si è consumata in provincia di Varese, in Val Dumentina: vittima il 61enne Guido Rossi di Curiglia con Monteviasco, deceduto in seguito ad una rovinosa caduta mentre cercava funghi in una zona piuttosto impervia nella zona dell’Alpone.
Settimana scorsa sul Monte Generoso è stato rinvenuto il corpo senza vita di Abbondanzio Ceriani, fungiatt 72enne di Appiano Gentile, in provincia di Como. L’escalation di sangue è proseguita anche in questi giorni con due tragedie nel Verbanio-Cusio-Ossola: in tre giorni sono morti tre cercatori di funghi: i piemontesi Ivan Begni (42 anni), Giuseppe Pagani (72 anni) ed Emilio De Luca (77).
In un mese si registrano poi una ventina di interventi di soccorso per cercatori feriti o che hanno perso la strada in zone impervie e pericolose in Ticino, nel Grigioni italiano e nelle province italiane. Va detto che in tutti questi casi non sempre alla base vi sia l’imprudenza: a volte si registrano situazioni imprevedibili, veri e propri incidenti di percorso che tuttavia invitano a non sottovalutare mai la montagna. Ci sono comunque anche situazioni di leggerezza, di attrezzature e vestiario inadeguato. Per questo gli addetti ai soccorsi invitano alla massima prudenza. Spesso gli incidenti sono legati per lo più ad inesperienza, al fatto che si sottovalutano le proprie forze o conoscenze.
Il telefonino quasi sempre aiuta chi si trova in difficoltà, e serve a indirizzare meglio i soccorritori, ma è bene ricordare che non sempre questo è sufficiente, dato che sono ancora molte le zone montane dove non si agganciano i ponti dei ripetitori. Indispensabile sul versante elvetico è l’App gratuita della Rega che consente ai soccorsi di individuare la persona che chiede aiuto grazie al GPS del cellulare. Crepacci profondi ed ettari di sottobosco coperto di rovi sono spesso causa oltre che di disagio, anche di seri disorientamenti e smarrimenti. Insomma, prima di portare a casa i funghi, è sempre meglio portare a casa la pelle.
Nicola Antonello / Red.
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