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Viene da Varese l’anello di Papa Francesco

21 marzo 2013 – 17:59Nessun Commento

Angelina Manfrini

La semplicità e la povertà di Papa Francesco, che in questi giorni stanno riscuotendo grande successo fra i fedeli cattolici, sono incarnate anche in un simbolo proveniente dall’Insubria. L’anello del pescatore d’argento scelto dal Pontefice ha infatti un forte legame con il Varesotto. In primis il calco in cera era stato conservato dall’arcivescovo Pasquale Macchi (varesino, morto nel 2006), segretario particolare di Papa Paolo VI. A sua volta monsignor Macchi lasciò questo calco, insieme ad altri oggetti, a monsignor Ettore Malnati, suo collaboratore per lungo tempo e nato a Bisuschio (Varese).

Monsignor Malnati ha deciso di realizzare un anello di argento dorato, che è stato proposto al Papa dal Maestro delle cerimonie, monsignor Guido Marini insieme ad altri possibili, grazie ai buoni uffici del cardinale Giovanni Battista Re. Dopo aver esaminato alcuni esemplari, Papa Francesco ha deciso: alla mano destra indosserà un anello insubrico.

Ma il legame con le Prealpi riguarda anche lo scultore che lo ha forgiato, Enrico Manfrini. Il ricordo dello “scultore dei Papi”, scomparso nel 2004, è conservato dalla sorella, Angelina Manfrini, residente a Brenno Useria (Varese). “Paolo VI – dice – forse non l’aveva scelto perché era d’argento. Ora Papa Francesco l’ha voluto anche per il materiale con cui è stato realizzato”. È con emozione che la signora Angelina racconta la storia di suo fratello Enrico, la cui vita si è spesso intrecciata con rappresentazioni papali. Tutte conservate con cura e amore. Come la collezione di monete celebrative dei pontefici, in particolare di Papa Giovanni Paolo II. Fra esse oggi spicca una con Wojtyla ritratto con il ponte Golden Gate di San Francisco. Una premonizione del primo papa americano che ha preso il nome del poverello di Assisi? Chissà. Di certo c’è una devozione papale che va oltre la morte.

Per Enrico Manfrini, il papa preferito è stato Giovanni Paolo II: “Era il più espressivo e gli dava più possibilità di esprimere il suo talento”. Il più complicato da immortalare, invece, era Giovanni XXIII: «Quando realizzò la statua alta 4 metri che oggi si trova a Imbersago (Como, ndr), mi ricordo che Enrico si lamentava un po’ perché non stava mai fermo. Ma con Papa Roncalli il rapporto fu comunque amorevole, tanto che in un’altra opera mio fratello si fece un autoritratto dietro a Sua Santità, immortalandosi come Guardia Svizzera”. Un altro ricordo vaticano è il biglietto che Paolo VI scrisse di suo pugno per lo scultore nel 1970: “Al caro e valente professore Enrico Manfrini, maestro fedele e moderno d’arte cristiana, i nostri voti cordiali e la nostra apostolica benedizione per lui e per tutti i familiari suoi”. Una benedizione che ora arriverà anche da Papa Francesco. Il primo a indossare un anello d’argento. Ma che vale oro.

Nicola Antonello

 

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