Insubria: un nuovo anno con molti problemi irrisolti
I miliardi di euro nascosti al fisco italiano depositati nelle banche di Lugano, i 50’000 frontalieri che impensieriscono i salariati ticinesi, le liste nere che intralciano il commercio fra la Svizzera e l’Italia, il potenziamento della rete ferroviaria che procede a stento… sono molti i problemi che continuano a dividere la parte svizzera e la parte italiana dell’Insubria.
Altri problemi, pure insubrici, hanno a che fare con i rapporti fra le regioni insubriche dei due paesi e le rispettive autorità centrali. La crisi di governo in Italia ha sventato, almeno per ora, la ridefinizione delle Province, sull’altare della quale sarebbe stata sacrificata la Provincia di Varese. Rimane invece in attesa di una risposta istituzionale, nonostante gli anni passati al governo dalla Lega Nord, la richiesta del Nord di disporre di maggiori competenze sulla destinazione delle risorse che si producono.
Dalla parte svizzera invece la maggiore preoccupazione è inerente alla strategia del denaro pulito adottata da Berna per cercare di salvaguardare l’operatività della piazza finanziaria svizzera all’estero dalla crescente pressione internazionale. Il settore bancario di Lugano, caratterizzato da una dipendenza unilaterale dall’amministrazione di patrimoni italiani nascosti al fisco, sta perdendo colpi, ma trovare delle altre opzioni di sviluppo non è così facile.
Nei rapporti fra Svizzera e Italia durante il 2012 qualche piccolo progresso c’è stato. Il Ticino ha ripreso a versare all’Italia la parte che secondo gli accordi spetta all’Italia dell’imposta alla fonte prelevata dal salario dei frontalieri; e fra Roma e Berna sono iniziate le trattative per trovare una soluzione ai diversi problemi fiscali, ancora regolati da accordi che risalgono ai tempi antecedenti l’entrata in vigore dei trattati bilaterali.
I 50’000 frontalieri, se da una parte fanno la gioia degli imprenditori ticinesi, e contribuiscono in maniera importante alla creazione di ricchezza del Ticino, dall’altra preoccupano grandemente i salariati ticinesi, che temono per il livello dei loro salari. Il fatto che ai datori di lavoro convenga far lavorare in Svizzera dipendenti residenti in Italia è una anomalia che potrebbe affrontata con interventi di carattere fiscale che però non possono venir risolti localmente.
La crisi politica in Italia allunga ora però i tempi della ricerca di un accordo, e anche l’obiettivo di risolvere in una volta sola diversi problemi potrebbe rendere più difficile la definizione di un compromesso. Le trattative concernono infatti ben cinque punti: la regolarizzazione dei fondi neri, l’aggiornamento degli accordi sulla doppia imposizione e sulla tassazione dei frontalieri, l’accesso al mercato italiano e la cancellazione della Svizzera dalla black list italiana dei paradisi fiscali.
L’elenco dei problemi da risolvere è lungo, i progressi lenti. Negli ultimi mesi Berna ha segnalato una maggiore attenzione alla situazione del Ticino. Speriamo che il prossimo governo italiano, al quale i compiti da affrontare non mancheranno certo, non dimentichi quanto succede alle frontiere settentrionali del paese.
MA
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