fra Martino Dotta, padre cappuccino
Le persone nate all’estero che vivono in Svizzera sono colpite dalla povertà nella misura del 9,3%, mentre fra quelle nate in Svizzera il tasso di povertà è del 3,6%. Abbiamo chiesto al padre cappuccino fra Martino Dotta, promotore in Ticino del progetto di aiuto alimentare Tavolino Magico e di altre iniziative per affrontare il disagio economico, di commentare questi dati.
Come coordinatore del progetto di aiuto alimentare Tavolino Magico lei è confrontato quotidianamente con la povertà. Come valuta la gravità del fenomeno?
In realtà queste cifre potrebbero essere anche più alte. Tutto dipende da come si definisce la povertà. Ci sono statistiche che danno risultati molto più preoccupanti, con un tasso per il Ticino di oltre il 10% della popolazione che è toccata dalla povertà o comunque da una situazione economica precaria.
Quali sono le ragioni di questo fenomeno?
Gli stranieri sono toccati di più perché molto spesso queste persone non hanno una rete di sostegno al di là della famiglia e dei conoscenti. Inoltre, a dipendenza del permesso di soggiorno di cui dispongono, non sempre possono accedere ai vari aiuti pubblici. Per loro c’è spesso anche il pericolo di perdere il permesso, se sollecitano per esempio l’aiuto all’assistenza. Io denoto anche una maggior fragilità di queste persone nel gestire le proprie risorse, perché conoscono meno la realtà svizzera, le abitudini, non sanno valutare i costi complessivi della vita.
Cosa si può fare per affrontare il problema?
Per quel che riguarda gli stranieri è necessario un maggiore impegno nel processo di integrazione, che è un processo che comprende diversi aspetti. C’è sicuramente la lingua e la cultura, ma ci sono anche le abitudini, gli usi economici del paese, eccetera. Integrazione per me vuol dire accompagnamento: ci vuole qualcuno di residente in Svizzera che si prenda carico di queste persone e le aiuti a inserirsi nelle abitudini svizzere. Ci vuole insomma una specie di tutorato che aiuti le persone a sviluppare le proprie potenzialità, e quindi anche ad acquisire una autonomia nei confronti dell’aiuto altrui e dell’aiuto pubblico.
MA
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