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Harry Belafonte, un guardiano della libertà

7 agosto 2012 – 00:06Nessun Commento

(Foto Fifl)

Prima un lungo, lunghissimo applauso e poi la standing ovation con tutta Piazza Grande in piedi a rendere omaggio ad un grande uomo, prima che ad un grande attore. Harry Belafonte ieri sera ha commosso Locarno, ha commosso il Festival,  ha commosso ogni singolo spettatore con una presenza di così alto profilo da non sembrare vera.

Ottantacinque anni e non dimostrarli; ottantacinque anni vissuti con grande intensità, la stessa che ieri sera in Piazza Grande uno statuario Harry Belafonte ha trasmesso con un discorso pacato ma intenso, pronunciato con una voce raschiata dagli anni e ricca di emozione. E lo sguardo, quello sguardo che penetra in chiunque lo incroci quasi a dire “tranquillo, io so”. Vedere la sua serenità trasparire da ogni battito di palpebra e da ogni gesto avrebbe cancellato qualunque arrabbiatura, delusione o preoccupazione in chi ieri sera s’è goduta questa parentesi con la storia, quella vera, del ventesimo secolo.

La Piazza l’ha ascoltato parlare soprattutto della sua necessità di essere un paladino dei diritti umani, prima che un attore o un cantante. “L’’artista è un guardiano della libertà”, ha affermato fra gli applausi, “colui che trasmette valori e giustizia attraverso il proprio lavoro”.

(Foto Fifl)

Poche ore prima, in una breve intervista riportata poi dalle note stampa del Festival aveva tenuto a sottolienare di non essere stato un artista che si è avvicinato ai diritti civili, ma un attivista dei diritti civili che ha iniziato a fare l’artista. “Sono nato povero e so quanto la povertà abbia distrutto la gente nel mio Paese. Lo sapevo e volevo cercare di cambiare questa realtà. Ho valutato le varie opzioni a mia disposizione e ho trovato che il teatro, la recitazione potevano essere una piattaforma attraverso la quale aiutarmi ad ispirare altre persone sensibili come me a questo tema.”

Poi è stata la volta del grande elogio di Otto Preminger, il regista cui il Festival dedica quest’anno una retrospettiva. Belafonte ha recitato in “Carmen Jones”, il film che concretamente e coraggiosamente cambiò l’immagine delle persone di colore nel cinema americano. “Fino a Carmen Jones i neri al cinema erano rappresentati come dei “sub-umani”, oggetti da deridere. C’era un detto a Hollywood: se vuoi essere certo che un film non guadagni un solo dollaro , gira un “black film”. Carmen Jones fu il primo a mostrare un eroe di colore e fu un grandissimo successo. Quel film rese un grande servizio all’industria del cinema e alla popolazione di colore”.

(Foto Infoinsubria)

Belafonte è salito e sceso dal palco sottobraccio al presidente del Festival Marco Solari, il primo quasi sorpreso dall’ovazione che non finiva mai, il secondo fiero, certamente fiero- per come lo conosciamo – di aver saputo scrivere un’intensa pagina del suo Festival.

KC

 

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