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Fallimenti: nel 2011 in Italia oltre quota 12 mila

23 gennaio 2012 – 17:30Nessun Commento

L’ondata di fallimenti che ha colpito le imprese italiane dall’inizio della crisi è proseguita anche nell’ultima parte del 2011, portando il numero totale di procedure aperte in un singolo anno ai massimi da quando è stata riformata la disciplina fallimentare nel 2006. Secondo Cerved Group (analisti d’impresa e finanziari), tra ottobre e dicembre del 2011 sono state aperte 3.500 procedure fallimentari, per un incremento del +1,9% rispetto al quarto trimestre del 2010. Con questo dato, salgono a quindici i trimestri consecutivi in cui si rileva un aumento delle procedure rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Male il Nord Ovest e Milano.

Complessivamente, nel 2011 si contano più di 12 mila fallimenti, un aumento del 7,4% rispetto alle oltre 11 mila procedure del 2010 (che, a sua volta, aveva fatto segnare un +19,8% rispetto all’anno precedente). Dopo il brusco calo dei default osservato nel 2006 e nel 2007 per effetto della riforma della disciplina fallimentare (che ha escluso un numero rilevante di piccole aziende dall’ambito di applicazione della legge), la crisi ha quindi prodotto un continuo e prolungato aumento delle procedure: complessivamente, tra 2009 e 2011, si contano 33 mila fallimenti.

I 12 mila default aperti nel 2011 non superano in termini assoluti il record toccato nel 2005 (quando però potevano fallire anche le microimprese). Data la maggiore dimensione media delle imprese fallite nel 2011, sono però molto maggiori i costi dei fallimenti in termini di posti di lavoro persi e di ricchezza non prodotta.

Cerved Group dal suo sito aziendale informa che nel 2011 i fallimenti sono aumentati in tutte le forme giuridiche, con una crescita più sostenuta tra le società di capitali (+8,6% rispetto al 2010), rispetto a quanto si registra nelle altre forme giuridiche (+4,7%). Pur rimanendo il macrosettore con la maggiore frequenza dei fallimenti , l’industria è l’unico comparto che nel 2011 evidenzia un’inversione di tendenza, dopo due anni particolarmente duri: i default si sono ridotti del 6,3% rispetto al 2010.

Le performance  positiva della manifattura nel 2011 non è, però, diffusa a tutti i settori industriali ed è guidata soprattutto da quelli che hanno pagato un conto salato alla crisi negli anni precedenti. Migliorano la meccanica, la chimica , il sistema moda , la siderurgia. In peggioramento invece la situazione nel sistema casa . A differenza dell’industria, è proseguito nel 2011 l’aumento dei fallimenti nelle costruzioni (+7,8% rispetto al 2010) e nel terziario (+10%). Nell’ambito dei servizi, soffrono soprattutto le imprese che operano nel campo della logistica e dei trasporti , nell’informazione e intrattenimento , nella  distribuzione .

Dal punto di vista territoriale, la crescita dei fallimenti osservata nel 2011 a livello nazionale non ha interessato il Nord Est, area in cui il numero delle procedure si è attestato sui livelli del 2010 (‐0,3%). Il Nord Ovest, invece, si conferma nel 2011 l’area con la maggiore frequenza di fallimenti: L’aumento (+8,4% tra 2011 e 2010) ha riguardato tutte le regioni dell’area: +3,9% in Piemonte, +8,4% in Liguria, +9,8% in Lombardia e +11,1% in Valle d’Aosta. La provincia di Milano è quella con una maggiore incidenza di default nel 2011.

Tra 2009 e 2011 sono complessivamente fallite in Italia circa 33 mila imprese, in cui – in base a stime fatte sugli archivi di Cerved Group – erano impiegati più di 300 mila lavoratori. Quasi la metà dei fallimenti (oltre 15 mila) ha riguardato imprese che operano nel terziario, il 23% aziende che operano nell’edilizia (7.535), il 21% società manifatturiere (poco meno di 7 mila). Rapportando le procedure al numero di imprese operative, è evidente che il fenomeno ha colpito con maggiore intensità l’industria e le costruzioni (28,5), rispetto a quanto osservato nei servizi (16,9) e negli altri settori (9,1).

Dal punto di vista geografico, quasi un terzo dei 33 mila fallimenti ha toccato aziende del Nord Ovest (più di 10 mila), un quarto imprese meridionali (8.358), il 22% del Centro Italia (7.284) e il restante 21% del Nord Est. Sono le imprese del Nord Ovest, e specificatamente quelle con sede in Lombardia, a evidenziare la maggiore frequenza dei fallimenti, con la Provincia di Milano a guidare l’elenco delle peggiori con un numero totale dei fallimenti nei tre anni che ha superato le 3 mila unità.

Com./KC

 

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