Home » Opinioni

Caso Ruby: voglia di normalità?

27 gennaio 2011 – 17:52Nessun Commento

Ruby (da Facebook)

C’è anche qualche elemento rassicurante nelle notizie che arrivano dall’Italia. Le rivelazioni sulle attività a cui Silvio Berlusconi dedica il suo tempo tempo libero ricordano i capolavori di Fellini e di Totò piuttosto che le truci rappresentazioni della realtà italiana offerte dalla serie “La piovra” di Damiano Damiani.

I magistrati di Milano sono (tocchiamo ferro) ancora vivi, Ruby non è misteriosamente sparita nel nulla, e il dibattito si svolge animatamente sui giornali e sui canali televisivi senza spargimento di sangue.

La storia c’è, come dicono gli sceneggiatori. È tutta nelle trascrizioni delle telefonate che ormai si possono leggere in rete (scarica). Bisogna solo asciugare qua e là, mettere a fuoco meglio i personaggi, e abbiamo tutti gli ingredienti necessari per mettere assieme una sceneggiatura. Manca ancora la figura positiva, quella in cui il pubblico si identifica.

La Cenerentola Ruby è un po’ troppo calcolatrice per conquistare i favori del pubblico. Julia Roberts, in “Pretty Woman”, è pronta ad andarsene a mani vuote, quando sente affiorare dei sentimenti che non si conciliano con l’aspetto commerciale del suo lavoro. Non si ha l’impressione che Ruby farebbe altrettanto, e neppure le altre animatrici degli spettacolini di Arcore.

Forse l’eroe, o l’eroina, di questa sceneggiatura andrebbe cercata fra gli umili operatori (“operanti”, come li chiama la PM Fiorillo) il cui lavoro traspare dalle registrazioni delle telefonate: centralinisti del 113 che notte dopo notte devono ascoltare pazientemente storie di balordi, assistenti di polizia alle prese con ragazzine griffate che in una sera guadagnano un multiplo del loro salario, magistrati dei minori che da casa cercano di riportare un po’ d’ordine nella notte milanese.

Decine di umili servitori dello Stato che giorno dopo giorno, e in questo caso, notte dopo notte, senza alcuna prospettiva di apparire una volta in un programma di Mediaset, lavorano per fare in modo che la vita civile si svolga nel rispetto di qualche minima regola. E improvvisamente, in questo spaccato di quotidiana marginalità, irrompono le telefonate dall’Ufficio della presidenza del Consiglio, che con motivazioni strabilianti fanno capire che forse è meglio lasciar perdere, suggeriscono di stravolgere le procedure, preannunciano l’arrivo di onorevoli che metteranno a posto tutto.

Sappiamo che la riservatezza in Italia è difficile da far rispettare. Sorprende quindi che per più di un mese decine di agenti, magistrati, cancellieri abbiano raccolto indizi, trascritto telefonate, fotocopiato documenti, preparato incarti, senza che nulla trapelasse alle orecchie degli uomini del presidente del Consiglio. Sembra quasi un avvertimento.

Michele Andreoli

 

Articoli correlati:

  1. Valchiavenna: voglia di Svizzera
  2. Ruby, Berlusconi e il multiculturalismo
  3. Il traffico aereo torna alla normalità

 

Scrivi un commento!

Inserisci il tuo commento qui sotto, oppure esegui un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti a questi commenti via RSS.

Sii gentile e conciso. Resta in argomento. Niente spam.

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito supporta i Gravatar. Per ottenere il tuo gravatar personale (Globally Recognized Avatar) registrati su Gravatar.