Il Varesotto riscopre il vino
Votata per decenni alle attività industriali, la regione del Varesotto riscopre la passione della viticoltura. Il rilancio di questa attività risale ad appena un decennio. Facendo tesoro delle esperienze maturate in Piemonte ma anche in Canton Ticino, alcuni produttori tentano di valorizzare la vite indigena. I risultati sono incoraggianti.
Anche nel Varesotto la viticoltura si sta rilanciando. Dopo essersi votata per decenni alle attività industriali, dal 2000 la regione ha riscoperto il gusto di produrre del buon vino. Una produzione costantemente in crescita che nel 2009, ha raggiunto le 40 mila bottiglie. Il 2010 è considerato un anno chiave che dovrebbe confermare i risultati degli anni scorsi. Complessivamente, considerando le 4 cantine più importanti che nel 2008 hanno costituito l’associazione “Vini Varesini” e alcuni piccoli produttori, il muro delle 50 mila bottiglie è a portata di mano, dicono gli esperti. Certo, si tratta ancora di una produzione di nicchia ma il giro d’affari è già ragguardevole: circa 250 mila euro.
Tra Piemonte e Canton Ticino
“La produzione varesina è migliorata parecchio negli ultimi anni” dice l’enologo Manuel Pezzoli, grande conoscitore delle produzioni autoctone. “Le scelte dei produttori sono state di due tipi. Chi ha guardato verso il Piemonte e chi verso il Canton Ticino.” Nella zona di Angera si fa riferimento ai ceppi piemontesi come il Nebbiolo. A Morazzone, il riferimento è invece il Canton Ticino. Qui si punta su vitigni Merlot e Gamaret. “Una scelta giusta questa” dice ancora l’enologo. “Il terreno e il clima della regione di Morazzone sono, infatti, molto simili a quelli che troviamo oltre frontiera dove vengono prodotti dei buoni vini”. Rimane tuttavia un grosso problema: i prezzi. Pezzoli è preoccupato dal fatto che i prezzi a bottiglia per le produzioni locali vadano dagli 8 e i 15 euro. Troppi per reggere la concorrenza. Manuel Pezzoli, invita i produttori a maggiore modestia. “Capisco -dice in un’intervista concessa a La Provincia- che i produttori hanno fatto dei grandi investimenti, ma con questi prezzi le bottiglie rischiano di rimare in cantina.Sarebbe necessario che le istituzioni facessero la loro parte garantendo degli incentivi ai produttori e permettendo loro di abbassare i prezzi. Inoltre, dice ancora Pezzoli- “il vino varesino va promosso altrimenti se nessuno lo conosce nessuno lo compra”.
Mario Besani
Articoli correlati:
- Trenta comuni del Varesotto si impegnano per la biodiversità
- Industria Vitivinicola: il Canton Ticino vendemmia










