Il Flauto Magico secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio
gio 10 febbraio 2011
Palazzo dei Congressi
Lugano (TI)
IL FLAUTO MAGGICO
Secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio
Direzione artistica e musicale Mario Tronco
Animazione grafica Lino Fiorito
Luci Pasquale Mari
Costumi Ortensia De Francesco
Una produzione di RomaEuropaFestival e Les Nuits de Fourvière
Il capolavoro di Mozart rivive in un altro capolavoro: quello che i 30 elementi dell’Orchestra di Piazza Vittorio hanno stupendamente reinventato, adattando il racconto e la musica di Mozart alle passioni, ai ritmi e alla vocalità della sua affascinante realtà multietnica: quella di un’Orchestra che è nata nel 2002 dalla creativa aggregazione di artisti delle numerose etnie che abitano la coloratissima Piazza Vittorio di Roma (quartiere Esquilino). Un esemplare progetto di integrazione sociale e culturale che è stato raccontato anche in un bel film presentato al Festival di Locarno.
Ed così che la musica di Mozart si trasforma con sorprendente naturalezza in reggae, rock, jazz, intrecci ritmici africani e orientali, fraseggi di archi che evocano la partitura originale e che dialogano con una sezione di fiati dagli energici flussi sonori, mentre un coloratissimo griot senegalese punteggia lo sviluppo della storia. Infatti il libretto che nel 1791 Emanuel Schikaneder scrisse per Mozart, è qui trattato come se fosse un racconto tramandato oralmente e passato di bocca in bocca, lasciando in ogni paese una versione diversa. Ed è noto quante e quanto diverse siano le nazionalità presenti nella compagine vittorina: un’esplosione variopinta di stili, lingue e musicalità alla ricerca delle radici del “Flauto magico” nelle diverse culture. E dopo averlo ascoltato, potremmo anche convincerci che sia avvenuto tutto il contrario: cioè che nel loro meraviglioso lavoro colorato di esotismo, Mozart e Schikaneder si siano ispirati ai tanti racconti narrati dall’Orchestra di Piazza Vittorio…
Del resto l’operazione sarebbe sicuramente piaciuta al grande Amadeus. Come ricorda Peter Brook, Mozart diceva che nella profondità si trovano leggerezza e improvvisazione. Egli stesso aveva infatti l’abitudine di intervenire ripetutamente sulle proprie partiture, riscrivendo, cambiando, aggiungendo e togliendo interi passaggi. Ne consegue che un approccio eccessivamente accademico all’opera di Mozart finirebbe in ogni caso per risultare contrario alla natura stessa dell’arte mozartiana e in particolare allo spirito di questa bellissima fiaba musicale dalla fantasia inesauribile.
“Letteralmente entusiasmante” (la Repubblica);
“Un ineguagliabile dono” (Corriere della Sera);
“Uno degli eventi più singolari e attesi della stagione” (L’Espresso).
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