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Sul Verbano i pescatori “van de sfroos”…

5 dicembre 2013 – 14:24Nessun Commento

Si pesca di frodo sul Lago Maggiore (Foto wikipedia)

Preoccupa le autorità il crescente fenomeno della pesca di frodo sul bacino lacustre del verbano, a opera di realtà ben organizzate di stranieri. Una situazione che rischia di penalizzare pesantemente la fauna ittica e il cui contrasto viene spesso effettuato coordinando gli sforzi fra Italia e Svizzera.

La cronaca recente ha dato spazio a un episodio di pesca abusiva sul Lago Maggiore, fra Luino e il confine svizzero di Zenna, stroncato dall’intervento di agenti della Sezione Faunistico-Ambientale della Polizia Locale della Provincia di Varese. Gli autori sono un albanese e due italiani, provenienti dalle sponde piemontesi, intercettati dalle motovedette mentre pescavano di notte usando reti proibite.

Risultato, circa 200 metri di rete proibita sequestrati e quattro sanzioni irrorate, tre per l’attività di pesca abusiva e una relativa alla sicurezza della navigazione notturna, per un totale di 1.500 euro.

Un episodio che non è per nulla isolato, come conferma  Carlo Piatti, commissario della Polizia Provinciale varesina, poiché in realtà la pesca con mezzi di frodo di cattura, cioè reti, è sempre stata presente sul Lago Maggiore, al pari degli altri bacini fluviali.

Si tratta di un’attività illegale svolta o da pescatori professionisti, fenomeno però “molto marginale, quasi inesistente”, precisa Piatti, piuttosto che un’”attività svolta invece da persone che con la pesca professionale nulla hanno a che vedere. Queste sono vere e proprie attività di bracconaggio che negli ultimi tempi hanno visto anche la presenza di soggetti stranieri ben organizzati”, di nazionalità rumena.

Attività le cui ripercussioni “sono a volte pesanti se viene svolta nel periodo di riproduzione della fauna ittica”. Un fenomeno che è certamente più marcato sulla sponda italiana, sottolinea Piatti, sia “per motivi di ordine pubblico sia di legislazione sulla presenza di stranieri sul territorio nazionale”, ma che per il cui contrasto non mancano gli sforzi congiunti a livello insubrico, poiché, conclude Piatti, “la collaborazione con le forze di polizia svizzera è attiva e spesso si condividono attività di vigilanza sui confini, non solo in campo ittico”.

Pierangelo Piantanida

 

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