La Traviata a “Masterchef”
Con l’opera di Giuseppe Verdi “La Traviata” si è aperta la stagione lirica del teatro alla Scala di Milano. Applausi per Violetta interpretata dal soprano tedesco Diana Damrau; consensi, anche se un po’ più tiepidi, per Alfredo (il tenore russo Piotr Beczala), buona accoglienza per il papà Germont di Zeljkp Lucic. Un coro di “buuu” è stato invece indirizzato all’allestimento di Dimitri Tcherniakov.
La serata si è aperta con un omaggio a Nelson Mandela. Quanto il direttore d’orchestra Daniele Gatti ha chiesto al pubblico di ricordare il protagonista della lotta contro l’apartheid, il pubblico è scoppiato in un lungo applauso, a cui, dal palco reale, si sono uniti anche il presidente Napolitano ed il presidente della Commissione europea Barroso.
Mentre l’interpretazione è stata accolta dal pubblico con una pioggia di fiori e applausi durati dieci minuti, l’allestimento del regista russo Tcherniakov non è proprio piaciuto. L’immagine emblematica dell’allestimento è forse quella di Alfredo che dopo esser stato informato da Violetta che ormai fra di loro era finita, si mette a affettare verdura. Nella versione televisiva, togliendo l’audio, sembrava di vedere il numero zero dell’ennesima trasmissione dedicata alla cucina.
Tcherniakov ha fatto muovere gli amanti come una coppia della porta accanto, trasformando il melodramma nella cronaca di una crisi di coppia contemporaneo. Non ha però avuto il coraggio di andare fino in fondo. Ha infatti mantenuto l’ambientazione ottocentesca, anche se i costumi sono vicini a quelli del nostro tempo, e chiesto ai protagonisti gli atteggiamenti di una coppia bene educata e rispettosa delle convenzioni. Ben altro sarebbe stato il potenziale dirompente di una rilettura disposta ad prendere in considerazioni gli abissi esistenziali a cui oggi la cronaca spesso ci confronta.
Lo scandalo è così contenuto, ma finisce per scontentare tutti. Si salva, ma questo è scontato, la musica di Verdi, e si salvano anche gli interpreti, prima fra tutti Diana Damrau. La soprano bavarese, che ha scelto di darsi alla lirica dopo aver visto, all’età di 12 anni, La Traviata di Zeffirelli al cinema, con la sua interpretazione ha visto realizzarsi un sogno.
Con questa Traviata si sta per chiudere l’epoca del sovrintendente Stephane Lissner, che lascia Milano per assumere la direzione dell’opera di Parigi. Prende il suo posto lo “zurighese” Alexandre Pereira, che ha diretto con ottimi risultati il teatro lirico di Zurigo dal 1991 al 2012, e dopo una parentesi al Festival di Salisburgo, dall’anno prossimo sarà responsabile della gestione del tempio della lirica milanese.
MA
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