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La rapina non conviene

28 luglio 2012 – 10:03Nessun Commento

Se gli aspiranti rapinatori di banca, prima di passare all’azione, facessero un ragionamento economico, si renderebbero conto che il santo non vale la candela, e andrebbero a cercarsi un lavoro.

Tanto per cominciare, un terzo delle rapine finisce con il rapinatore che se ne va a mani vuote. Ma anche nel migliore dei casi, il bottino medio permette infatti di coprire le spese per al massimo 6 mesi. Sono le conclusioni di uno studio realizzato dall’Università del Sussex e Surrey, in Inghilterra.

Dopo aver esaminato i dati di 360 rapine messi loro a disposizione dall’Associazione dei banchieri britannica, i ricercatori hanno scoperto che in media una rapina rende al massimo 30’000 euro. Se si divide questa somma per 1,6 rapinatori (molte rapine vengono effettuate da due persone), rimangono circa 20’000 euro a testa. Negli Stati Uniti il bottino medio è ancora inferiore: 4000 euro a testa.

Il dato inglese è in linea anche con quanto è stato osservato in Italia, dove il bottino medio del 2011 calcolato dall’Associazione bancaria italiana è risultato essere inferiore ai 23′000 euro. Forse per questo nel 2011 in Italia i colpi allo sportello sono calati del 22,9% rispetto ai 1.423 registrati nel 2010, il dato più basso da 20 anni.

Tenendo conto del rischio (nel 20% dei casi i rapinatori vengono arrestati), la rapina – concludono i ricercatori inglesi – non risulta essere un business molto redditizio. Se poi quando i soldi finiscono se ne tenta un’altra, le probabilità di finire in carcere aumentano fino al 60%.

Con l’uso di un’arma il bottino in genere aumenta di 10’000 euro a rapina. Bisogna però mettere in conto che in questo caso, se si viene presi, la pena sarà molto più severa. Anche le rapine in coppia sono più redditizie di quelle in solitaria. Ma poi il bottino va diviso per due, e ci si trova al punto di partenza.

Gli autori dello studio, pubblicato dalla rivista della Royal Statistic Society inglese, hanno esaminato anche l’utilità delle misure di sicurezza delle banche, come per esempio l’istallazione di vetri a prova di proiettile.

Le misure sono utili, conclude lo studio, ma molte banche vi rinunciano perché dal punto di vista economico costa meno venir rapinati che fare investimenti per evitare le rapine. In questo modo però si ignorano i costi sociali provocati dalle rapine, come ad esempio lo shock subito dal personale, o i costi delle indagini.

Non resa che sperare che la pubblicazione della ricerca spinga i candidati rapinatori a valutare meglio l’opportunità di realizzare i loro progetti, convincendoli a desistere dai loro propositi.

Red.

 

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