Silvio Tarchini non ha paura dei frontalieri
Ha inventato il FoxTown, l’outlet store di Mendrisio che a 17 anni dall’apertura accoglie oggi tre milioni di visitatori all’anno, e con i suoi mille dipendenti genera un fatturato di 300 milioni di franchi; costruisce, affitta e vende spazi destinati alla produzione, al commercio o alla ricerca in tutto il Ticino. E ora con un investimento di 90 milioni di franchi ha ridato nuova vita allo storico Kurhaus di Agra, trasformandolo in un resort di gran lusso destinato a clienti facoltosi desiderosi di abbinare il comfort alla possibilità di condurre una vita sana.
In un Ticino che a sentir molti è sull’orlo dell’abisso, assediato com’è dai frontalieri, paralizzato dalle black list, incompreso dai centri di potere oltre Gottardo, Silvio Tarchini non ha paura di investire. In occasione della presentazione della sua ultima creatura, il Resort Collina d’Oro, www.Infoinsubria.com ha chiesto a Silvio Tarchini una valutazione sul futuro del Ticino dal suo punto di vista di imprenditore.
Io reputo che il Ticino abbia un grosso futuro. Se il Ticino si trova in una situazione assolutamente privilegiata, è soprattutto grazie all’Italia. Si parla spesso di frontalieri: il Ticino senza i frontalieri non sarebbe diventato quello che è. Noi abbiamo assolutamente bisogno dei frontalieri, così come loro hanno bisogno del Ticino e dei nostri posti di lavoro. E poi ci sono i capitali italiani: si dice che nelle banche ticinesi ci siano più di 100 miliardi di franchi di soldi italiani. Se non ci fossero questi soldi, noi qui potremmo tornare alla pastorizia.
Lei insomma nell’Italia vede piuttosto una opportunità…
Certamente. Ma questo vale anche per gli altri settori dove siamo attivi. Al FoxTown i clienti più importanti sono gli italiani. In termini di cifra d’affari rappresentano il 28% del fatturato. Il 25% sono ticinesi e il resto sono di altre nazionalità. Anche nel settore stabili industriali noi vediamo che c’è una maggioranza di ditte italiane insediate da noi, e questo si accentuerà ancora di più nei prossimi anni. Le ditte italiane devono proiettarsi sempre di più verso l’export e il Ticino rappresenta un’ottima piattaforma.
Ma come si spiega allora questa chiusura nei confronti dell’estero così diffusa in Ticino…
Sinceramente non lo so. Certo, ci sono stati gli interventi un po’ a gamba tesa di politici italiani, come l’ex ministro Tremonti, contro la piazza finanziaria di Lugano, con le telecamere che alla frontiera riprendevano gli italiani che venivano da noi. Mi pare che ci sia da parte ticinese troppa paura della concorrenza. Invece la concorrenza ci vuole: al giorno d’oggi quando una ditta assume qualcuno non fa distinzione fra svizzeri o italiani. Si guardano le competenze e si sceglie il migliore…
Quali sono i problemi che andrebbero risolti con maggiore urgenza?
C’e la presenza della Svizzera sulla black list italiana, a cui bisogna rimediare. La Svizzera deve venir cancellata. Ora che è ripartito il dialogo, ci auguriamo che con il negoziato che sta per iniziare le cose si risolvano.
M.A.
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