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Italiani: un popolo di evasori

6 giugno 2011 – 22:01Nessun Commento

Ogni italiano evade al fisco circa 2000 euro all’anno. I più “furbi” sono i lavoratori autonomie gli imprenditori immobiliari che all’erario nascondono al fisco oltre il 50% dei loro guadagni. Per Confindustria, le ragioni di questa forte evasione, è dovuta a una pressione fiscale insostenibile, pari al doppio di quella spagnola.

Qualcuno ha più di una volta ironizzato sul fatto che quello italiano oltre che ad essere un popolo di santi, poeti e navigatori è anche un popolo di evasori. A leggere le ultime verifiche fatte dal fisco italiano, infatti, l’evasione nel paese si è attestata, nel 2010, al 13,5% del reddito dichiarato. In media non sono stati dichiarati al fisco 2.093 euro a contribuente. Non tutti però evadono nella stessa misura. Al centro si sottraggono all’ erario 2.936 euro a testa, pari al 17,4%; al Nord 2.532 euro, pari al 14,5%. Più basso al Sud: 7,9%, pari a 950 euro di redditi Irpef evasi a testa.

L’evasore tipo è il lavoratore autonomo e il proprietario di immobili dati in affitto. In particolare, rispetto ad un tasso medio di evasione del 13,5%, gli autonomi-imprenditori dichiarano il 56,3% in meno, celando al fisco ben 15.222 euro a testa, e i rentier l’83,7%, pari al 17.824 euro pro-capite. I pensionati invece versano il 7,7% in più.

Detta così potrebbe sembrare che l’evasione in Italia sia una fra gli sporto nazionali più praticati. Se è vero che la Repubblica non brilla in quanto a coscienza civica. È anche vero che i fattori di evasione sono spesso indotti da una pressione fiscale insostenibile. Confindustria calcola che in Italia, un’ impresa paga il doppio di tasse rispetto alla Spagna con una pressione fiscale vicina al 60% dell’ imponibile.

Insomma, un’azienda italiana, se vuole essere in regola, è costretta a versare al fisco oltre la metà dei propri utili. Confindustria poggia le sue affermazioni su uno studio prettamente tecnico che presentando le nude cifre prova come fare impresa in Italia, oggi, stia diventando impossibile.

Insomma, gli spagnoli ma anche i tedeschi e gli svizzeri, proprio grazie a un regime fiscale molto meno oppressivo, riescono a fare crescere le loro attività e a investire mezzi per la ricerca e lo sviluppo. L’Italia, invece, tartassata dalle tasse fatica ad andare avanti. Non per nulla, soprattutto al Nord, molte aziende delocalizzano verso la piccola Svizzera dove la fiscalità è ragionevole, l’offerta di servizi e infrastrutture è ottima e il sistema giudiziario è celere ed efficiente. Condizioni quadro fondamentali per potere fare crescere un’azienda.

Mario Besani

 

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