Le donne italiane giudicano Berlusconi
Lo fanno nel documentario “Sorelle d’Italia” dei cineasti svizzeri Lorenzo Buccella e Vito Robbiani, il racconto di un viaggio nell’universo femminile attraverso l’Italia di Berlusconi. Il film è in concorso al Festival del documentario di Nyon, in Svizzera, e prossimamente ai “Bozner Filmtage” di Bolzano e a “Cinemazero / Le voci dell’inchiesta” di Pordenone.
Da Nord a Sud, dalla storica residenza del premier villa San Martino (Arcore) a villa Certosa, la reggia estiva affacciata sul mare della Sardegna. 101 donne, incontrate casualmente per strada nei centri storici di varie città raccontano chi è per loro Silvio Berlusconi. Un modo per attraversare l’immaginario di un paese dominato dalla presenza ingombrante del suo uomo più in vista. Nel bene o nel male, tra adorazioni di massa, critiche feroci, gaffe internazionali, scandali erotici, barzellette maschiliste, battaglie giudiziarie e un ampio ventaglio di proclami pubblicitari: nessuno più di lui è riuscito a unire e dividere la penisola in maniera così radicale.
Un juke-box di voci, raccolto senza alcun tipo di filtro né di pregiudiziale e innescato da una semplice domanda-passe-par-tout: Berlusconi? Ne è venuto fuori il ritratto dal basso e senza censure di un paese spaccato in due, diviso fra fazioni risolute nello screditarsi a vicenda. Ad accompagnare a livello musicale il tutto, le libere reinterpretazioni dell’inno italiano, fatte appositamente per il film, da parte di 3 musicisti: Sandro Schneebeli, Rino Scarcelli, Maurizio Forte.
Che poi in Italia il rapporto tra Berlusconi e il mondo femminile rimanga ancora oggi argomento sensibile e delicato, lo testimoniano gli eventi che hanno segnato le riprese nell’ultima tappa del documentario. Lorenzo Buccella e Vito Robbiani sono stati fermati dai carabinieri proprio mentre giravano alcune immagini su suolo pubblico ancora a chilometri di distanza da Villa Certosa. Non soltanto un semplice e legittimo controllo d’identità, ma qualcosa di più. Dopo esser stati costretti a mostrare le immagini filmate, infatti, i due cineasti sono stati interrogati, portati al comando e trattenuti senza alcuna giustificazione per diverse ore. Un comportamento che Alexandre Curchod, l’avvocato di impressum (Federazione svizzera dei giornalisti) non ha esitato definire ingiustificato e addirittura illegale. Alla sua lettera di richiesta di scuse ufficiali, il comando dei carabinieri di Porto Rotondo non ha mai dato risposta.
Red./Comunicato
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