Domicilio, dimora, residenza: burocratese svizzero e italiano a confronto

Ci sono delle parole italiane che hanno significati diversi in Italia e in Svizzera, soprattutto quando ci si mette in mezzo la burocrazia. Per esempio quelle che definiscono il luogo in cui si risiede. Le maggiori confusioni le crea il concetto di „dimora“.

In Italia, la „dimora“ è un luogo di soggiorno temporaneo. Anche in Svizzera esiste lo statuto di „dimorante“, cioè di persona che abita in un comune temporaneamente, ma in questi casi in Svizzera si parla di „domicilio secondario“. Quando però agli stranieri residenti in Svizzera si rilascia il „permesso di dimora“ (permesso B) in un certo comune, si intende che queste persone abbiamo stabilito in questo comune il centro della propria vita, „la sede principale degli affari e interessi“, anche personali. In altre parole, in questo caso „dimora“ e „domicilio“ (in Svizzera si parla di „domicilio principale“) sono sinonimi di “residenza” come viene intesa in Italia.

Per legge si è tenuti (sia in Italia che in Svizzera) a prendere la residenza (quindi a chiedere il permesso B in Svizzera o a iscriversi all’Anagrafe della popolazione residente in Italia) nel comune dove si risiede per più di 183 giorni all’anno. In Italia l’art. 2 della Legge sull’ordinamento anagrafico della popolazione stabilisce che “è fatto obbligo ad ognuno di chiedere per sé e per le persone sulle quali esercita la patria potestà o la tutela, la iscrizione nell’anagrafe del Comune di dimora abituale”. La scelta di questo luogo ha delle conseguenze importanti. È nella nazione in cui si ha il domicilio (in italiano italiano: residenza), che si pagano le tasse. Fino a quando si figura nell’Anagrafe della popolazione residente in Italia, si è tenuti a pagare le tasse in Italia. Se ci si stabilisce all’estero, bisogna iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) presso i consolati. Sulla residenza gli Stati non si scambiano informazioni. C’è quindi chi mantiene la residenza in Italia e contemporaneamente è a beneficio di un permesso B in Svizzera.

Ma questa situazione è irregolare, e può creare problemi. Abbiamo già detto delle tasse: per l’Italia, chi rimane iscritto all’Anagrafe della popolazione residente in Italia rimane anche un contribuente italiano, ed è tenuto a dichiarare i propri redditi anche in Italia. Se dovesse sorgere qualche problema, l’Ufficio della migrazione svizzero potrebbe per esempio risolverlo considerando la residenza in Svizzera fittizia, e revocare il permesso di dimora. Un residente è inoltre tenuto a immatricolare la propria auto nel paese in cui risiede. Se si circola nel paese di residenza con un’auto immatricolata all’estero non sdoganata, si rischia di incorrere nel reato di contrabbando.

Il comune di residenza è particolarmente importante in Svizzera, perché in questo paese anche i comuni prelevano una tassa su reddito: fra comune a comune, le differenze possono essere importanti, e val quindi la pena informarsi prima di decidere dove andare ad abitare. Anche per gli italiani che abitano in zona di confine e che lavorano in Svizzera, la scelta del comune di residenza ha importanti conseguenze fiscali: chi è residente nei comuni in zona di confine è infatti sottoposto a condizioni fiscali particolari, più vantaggiose rispetto a quelle italiane.

In Svizzera, nel caso degli stranieri residenti, esiste pure il „permesso di domicilio“, che viene concesso a chi ha abitato in Svizzera per più di 10 anni con un permesso B. In questo caso il nome del permesso e lo status fiscale corrispondono, ma dal punto di vista fiscale, si è domiciliati in Svizzera anche con un „permesso di dimora“. Nel comune in cui si ha il „domicilio principale“ è depositato l’atto di origine. Mentre i cittadini svizzeri possono avere anche un „domicilio secondario“ (per il quale occorre però una autorizzazione di residenza rilasciata dal comune di residenza), gli stranieri possono avere un domicilio secondario solo eccezionalmente.

Red.