Cosa cambierà per i frontalieri? Niente.

I frontalieri di lunga data i contingenti adottati ieri dal popolo svizzero li conoscono benissimo. Erano in vigore prima dell’entrata in vigore dei bilaterali, cioè fino a sette anni fa. Concretamente voleva dire che prima di venire assunti da un imprenditore ticinese, quest’ultimo doveva certificare che non aveva trovato nessun altro per fare quel lavoro.

Non ci risulta che a causa di questa misura ci siano stati dei frontalieri che non hanno trovato lavoro. Naturalmente bisognerà vedere come verranno concretizzati in termini di legge i postulati dell’articolo costituzionale adottato dal popolo. Ma difficilmente verrà inventato qualcosa di completamente nuovo rispetto alla situazione antecedente alla libera circolazione. Eventualmente si potranno reintrodurre le limitazioni della concessione del permesso G ai soli frontalieri della zona di frontiera. I frontalieri che vengono da più lontano – circa 6000 – dovranno quindi o prendere il domicilio in Svizzera o andare ad abitare nella zona dei 20 chilometri.

Non bisogna dimenticare che l’iniziativa è stata lanciata da un partito diretto da un gruppo di imprenditori. Non è realistico pensare che questi insisteranno per provvedimenti che mettano in pericolo il rendimento delle imprese. Con i bilaterali la novità è stata la forte espansione delle attività produttive in Ticino. Sono state create nuove ditte, che per la produzione si sono appoggiate soprattutto ai frontalieri. Questo processo probabilmente conoscerà un rallentamento.

Molto dipende da come si delineeranno i rapporti con l’Unione europea dopo questa votazione. L’Unione europea ha minacciato che senza il rispetto della libera circolazione sarebbero decaduti anche tutti gli altri accordi conclusi per facilitare il commercio fra la Svizzera e l’Ue. Se questa “clausola ghigliottina” dovesse venire applicata, gli imprenditori svizzeri saranno confrontati, almeno sui mercati europei, a una diminuzione della competitività. Il conseguente rallentamento della crescita economica porterebbe naturalmente ad una diminuzione dei posti di lavoro di cui risentirebbero le conseguenze anche i frontalieri.

Non è escluso che il prevedibile raffreddamento dei rapporti con l’Europa abbia delle conseguenze anche sulle trattative fiscali in corso con diversi paesi, fra cui l’Italia. Per quel che riguarda questo aspetto, per i frontalieri della zona confine il risultato della votazione potrebbe addirittura avere delle conseguenze positive. Si allontanerebbe infatti la prospettiva di un accordo fiscale con l’Italia, e quindi anche l’adozione di cambiamenti che potrebbero porre fine all’attuale regime fiscale in vigore per i frontalieri della zona di confine, che in Italia non devono dichiarare il reddito realizzato in Svizzera.

Red.