Nuovo accordo fiscale per i frontalieri: che sia la volta buona?

Da tre anni sulla copertina del nostro blog figurava il titolo „Tassazione dei frontalieri, nuovo accordo in vista?“. Il punto di domanda che abbiamo messo nel 2020 si è rivelato più che appropriato. Infatti il titolo e anche la maggior parte delle informazioni contenute nell’articolo, sono rimaste attuali fino ad aggi. Le tormentate vicissitudini della politica italiana hanno infatti rallentato la ratifica del nuovo accordo, facendola continuamente slittare verso il futuro. Ora sembra che il Parlamento italiano potrebbe ratificare l’accordo ancora quest’anno, e quindi le nuove norme potrebbero entrare in vigore con l’inizio del 2024. Vedremo.
Questa scadenza rappresenterà comunque per noi il momento di chiudere il nostro blog, in quanto l’accordo modificherà sostanzialmente il quadro normativo previsto per i lavoratori frontalieri e quindi molte informazioni contenute nelle nostre pagine non saranno più attuali. In verità le informazioni si potrebbero anche attualizzare, ma vista la scarsa disponibilità del nostri lettori a contribuire a finanziare questo lavoro, abbiamo deciso di smettere.

I nuovi frontalieri dovranno dichiarare il reddito al fisco italiano

Il principale cambiamento previsto dal nuovo accordo fiscale consiste nell’abolizione, sia pur progressiva e parziale, dell’abolizione per i frontalieri di fascia (cioè residenti entro 20 km dal confine con la Svizzera), dall’esenzione dal dichiarare il reddito realizzato in Svizzera al fisco italiano. Questo privilegio, previsto dall’accordo precedente, ha reso fiscalmente molto interessante il pendolarismo dei frontalieri, visto che le aliquote fiscali italiane sono molto più alte di quelle svizzere. Aggiungendo poi la possibilità di far capo al sistema sanitario italiano, e quindi di risparmiare i costosi premi delle Casse malati svizzere, si vede che per i frontalieri di fascia il frontalierato ha rappresentato una scelta molto interessante, che con il nuovo accordo viene a cadere.
Concretamente, con il nuovo accordo, il reddito dei frontalieri verrà tassato nella misura del 80% in Svizzera, ma dovrà poi venir dichiarato al fisco italiano. All’imponibile verranno applicate le aliquote IRPEF, con la possibilità di far valere le tasse versate alla Svizzera come credito d’imposta in modo da evitare la doppia imposizione. Per addolcire la pillola è stata prevista, per i frontalieri di fascia, una franchigia fiscale di Fr. 10’000.-.
Brutte notizie anche per i Comuni italiani di frontiera: non sono infatti più previsti ristorni. I Cantoni svizzeri di frontiera si terranno tutto il gettito raccolto con l’imposta alla fonte.
Naturalmente per alleggerire l’impatto di questa novità è stata prevista una fase di transizione. Il nuovo regime fiscale si applicherà solo ai „nuovi“ frontalieri, quelli che inizieranno a lavorare in Ticino, nei Grigioni o nel Canton Vallese a partire dall’entrata in vigore dell’accordo (quindi, forse, dal 1 gennaio 2024). Per gli „attuali“ frontalieri, quello che hanno cominciato a lavorare in Svizzera prima di questa data, continuerà a valere il regime attuale, cioè la tassazione del reddito solo in Svizzera. E quindi anche ai Comuni italiani di frontiera continueranno, almeno fino al 2033, ad essere versato un ristorno pari al 60% del gettito realizzato con la tassazione degli „attuali“ frontalieri.

Di seguito alcuni link per chi volesse approfondire il tema: Nuovo accordo fiscale: facciamo chiarezza (OCST); Il nuovo accordo fiscale dei frontalieri (SUPSI); Frontalieri con la Svizzera: dal 2024 tassazione concorrente (F. Migliorini)