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Il percorso di Gianfranco Fini

10 settembre 2010 – 07:20Nessun Commento

Gianfranco Fini (foto cc Dontpanik)

Il 6 settembre 1987, nella piazza di Mirabello, paese della provincia di Ferrara, Giorgio Almirante, segretario del Movimento Sociale Italiano, ex-repubblichino, fascista dichiarato, designò il giovane Gianfranco Fini quale suo delfino alla guida del MSI.

E a Mirabello, nella stessa piazza, ventidue anni e 364 giorni dopo, Gianfranco Fini si presenta al popolo ex-neo-fascista per candidarsi leader della destra liberaldemocratica italiana, una destra che si erge a difesa delle istituzioni, della costituzione repubblicana, degna di figurare nel contesto europeo contro la deriva di un berlusconismo devastante.

La scelta di Fini ne illustra il grande intuito politico. Da quel palco, egli ha voluto ricordare un passato che non rinnega, ma rivendica quale punto di partenza per un percorso che ha portato la “sua” destra a ergersi a baluardo della legalità, democrazia, e coesione nazionale. Ma anche a far propri i problemi del lavoro, del futuro per i giovani, e delle relazioni sindacali. La crisi italiana che Fini tratteggia è etica, morale, politica e, ovviamente, economica.

Si può essere avversari di Fini, non condividere la sua scelta di campo, che rimane quella della destra, ma non si può sottovalutare il suo iter politico. Da autore di una legge repressiva sull’immigrazione ( la Bossi-Fini) alla proposta del voto agli immigrati; dalle posizioni omofobe al riconoscimento dei diritti degli omosessuali; e poi i ripensamenti sui temi della laicità e dell’etica che hanno fatto infuriare il Vaticano; ma principalmente Fini ha rimesso in discussione, all’interno dello schieramento di cui è stato cofondatore, la pretesa infallibilità del Cavaliere, ne ha mostrato la nudità, come nella favola di Andersen sui vestiti dell’imperatore.

Chi legge questi avvenimenti con il distacco dell’osservatore che vive al di là del confine politico, non può fare a meno di notare come Fini sia riuscito, pur rivendicando i suoi trascorsi neo-fascisti, a dare nuovo lustro alla sua parte politica, e  come, sul fronte opposto, i vari leader della sinistra, dimenticando la passata militanza, siano riusciti a distruggere, senza creare alternative credibili, quello che fu il più grande partito di massa della sinistra europea.

Gaddo Melani

 

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