Max Göldi salvato da Berlusconi?
Non è chiaro qual è stato il ruolo di Silvio Berlusconi nella liberazione di Max Göldi. Il manager dell’ABB bloccato in Libia durante 23 mesi, è tornato in Svizzera domenica notte dopo avere finalmente ricevuto il visto d’uscita dalle autorità libiche. Il premier italiano era giunto a Tripoli poco prima della partenza di Göldi.
Durante la giornata, di domenica, la ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey ha raggiunto un accordo con i libici per ricucire lo strappo diplomatico, dopo due anni di crisi. Con esso la liberazione di Max Göldi, il secondo ostaggio svizzero, (il primo era stato liberato nei mesi scorsi) poteva ritenersi raggiunta.
La Confederazione ha dovuto comunque fare parecchie concessioni affermando la sua disponibilità (peraltro già assicurata mesi fa) di costituire una commissione d’inchiesta indipendente sull’arresto di Hannibal a Ginevra che aveva dato la stura alla crisi.
La Svizzera ha dovuto scusarsi con il Colonnello, per la fuga delle foto finite sulla stampa svizzera che ritraevano il figlio di Gheddafi, Hannibal, in stato di arresto e assicurare il versamento quale indennizzo per il torto subito di 1.5 milioni di euro.
Più volte la stessa ministra aveva assicurato che Göldi sarebbe partito alla volta della Svizzera entro la giornata. Tuttavia, è stato solo con l’arrivo di Berlusconi e il successivo incontro privato con Gheddafi, che gli avvenimenti si sono accelerati. Il ruolo fondamentale del premier italiano, è stato – peraltro – confermato anche dalla diplomazia libica. Nulla al proposito è stato invece detto da quella elvetica. In verità, Göldi, era già stato scarcerato i giorni scorsi, in leggero anticipo sulla scadenza della condanna di quattro mesi, inflittigli per soggiorno illegale nel paese.
Il suo ritorno in patria sembrava ormai una questione di dettaglio. Invece, lo snodo principale si è rivelato essere il visto d’espatrio senza il quale, l’ingegnere elvetico, non sarebbe potuto partire. Si suppone che in questa delicata fase, il ruolo di Berlusconi sia diventato fondamentale. Ma di questo non abbiamo nessuna conferma, almeno da parte svizzera. La ministra degli esteri elvetica, alla fine, ha ringraziato con enfasi Spagna e Germania e solo “en passant” ha mensionato anche Berlusconi.
Ma ammettendo che il premier italiano, se le cose sono andate veramente come dicono i giornali della Penisola, abbia saputo sfruttare appieno la sua amicizia con il Colonnello, sbloccando il visto di espatrio di Göldi, ci si chiede perché il governo italiano, durante questi due anni di pesante crisi fra Libia e Svizzera, non abbia fatto nulla per appianare la situazione. Anzi! Quando la Svizzera, per ritorsione, aveva decretato il blocco dei “visti Schengen” a un certo numero di personalità libiche, compreso Gheddafi, il ministro degli esteri Franco Frattini si era precipitato a Tripoli e in seguito aveva accusato la Svizzera di usare i trattati internazionali per risolvere un problema bilaterale, danneggiando tutti i paesi dell’UE. Insomma, il “beau geste” di Berlusconi, domenica, se c’è stato veramente, é sicuramente apprezzabile ma forse ci si poteva muovere prima. Mario Besani
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