Agenti di sorveglianza privati per le carceri ticinesi
L’Associazione per la difesa del servizio pubblico del Canton Ticino protesta per la decisione del Parlamento ticinese di concedere la privatizzazione parziale della sorveglianza all’interno del carcere.
L’Associazione aveva invitato il Gran consiglio a respingere questa proposta poichè si tratta di compiti istituzionali che non possono essere delegati a ditte private. L’uso di mezzi coercitivi deve essere prerogativa di agenti pubblici chiamati a ripondere all’Autorità politica.
Permettere a ditte private di assumere compiti, seppur in via eccezionale, all’interno del carcere stesso costituisce un pericolo grave per il funzionamento del carcere stesso e per l’incolumità delle persone. Esso costituisce inoltre un onere supplementare per gli agenti di custodia, già sottoposti a difficili condizioni di lavoro, poiché si troveranno confrontati con “colleghi” con altre formazioni, altre esperienze, una diversa vocazione professionale e che rispondono ad un diverso datore di lavoro.
Si tratta di una decisione pericolosa che poteva essere facilmente evitata – afferma il comunicato firmato dal presidente dell’Associazione per la difesa del servizio pubblico Graziano Pestoni.
Comunicato
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