Smart working transfrontaliero, come regolarsi

Lavoro per un azienda ticinese e sono residente in zona di confine. Ho parlato col mio datore di lavoro della possibilità di fare smart working e quindi lavorare da casa un giorno alla settimana. Il datore di lavoro mi ha risposto che questa politica non viene attuata principalmente perchè in questo modo i dipendenti frontalieri dovrebbero dichiarare in italia i giorni lavorati da casa, facendo la dichiarazione dei redditi.

Avete dei riscontri che confermino quanto mi è stato detto?

Lo smart working è un fenomeno relativamente nuova e dal punto di vista fiscale ci sono ancora molti punti oscuri. Se poi lo smart working è transfrontaliero, la situazione è ancora più complicata.

In linea di principio il reddito viene tassato nel Paese in cui viene prodotto (vedi art. 15 Convenzione per evitare le doppie imposizioni).

Se lei lavora in Italiain modalità smart working, la ditta svizzera dovrebbe quindi produrre, attraverso un rappresentante fiscale, un CUD italiano, prelevare l’IRPEF e versare anche i contributi sociali in Italia. Al limite si potrebbe anche porre la domanda della stabile organizzazione: il fisco italiano potrebbe supporre che la ditta abbia una filiale in Italia, e chiedere alla ditta di mettersi in regola con il fisco italiano.

Naturalmente tutte queste norme risalgono a tempi in cui lo smart working non esisteva. Per tener conto di queste nuove possibilità per esempio con la Germania, è stato definito un limite di tolleranza pari al 25% del tempo di lavoro complessivo. Se si rimane al di sotto, il frontaliero tedesco che lavora da casa per una ditta svizzera rimane sottoposto al fisco e alla previdenza svizzera. 

Con un giorno alla settimana lei si situerebbe al di sotto di questa soglia. Ma questo è un modus vivendi che è stato stabilito con la Germania. Non sappiamo come si regoli l’Italia in questo casi.