Private Equity 2025: Crescita Record in Raccolta e Investimenti! Scopri i Dettagli

Italia: leader europeo nella crescita degli investimenti con un record di 56,4 miliardi e 496 transazioni, più del doppio rispetto al 2023

Il 2025 si apre sotto buoni auspici per il mondo dei fondi chiusi, grazie a una serie di condizioni favorevoli che hanno portato a un cauto ottimismo tra gli addetti ai lavori. L’attenuazione delle politiche monetarie stringenti in Europa, unita a condizioni di finanziamento più favorevoli e a un incremento delle exit, anche tramite Ipo, offre una nuova prospettiva positiva per il settore del private equity e del venture capital europeo. Il 2024 ha visto risultati notevoli, con un’enfasi sulla liquidità come fattore determinante, in un contesto di modesta crescita post-exit per le aziende quotate e una crescente importanza delle strategie secondarie. Nonostante ciò, la raccolta di fondi nel settore del private equity europeo ha mostrato una forte resilienza, spinta da grandi fondi come EQT X (22 miliardi di euro) e Partners Group Direct Equity V (14,2 miliardi di euro), come evidenziato dal report “2025 Emea Private Capital Outlook” di PitchBook.

Il documento sottolinea che il 2025 è destinato a essere un anno decisivo per il capitale privato nella zona Emea, con un equilibrio tra sfide geopolitiche e le opportunità che emergono da settori come l’intelligenza artificiale e da innovazioni nei modelli di finanziamento.

In Europa, il nucleo del settore del private equity è formato da fondi che operano nel segmento del middle market, con raccolte che variano tra i 100 milioni e i 5 miliardi di euro, escludendo i cosiddetti megafondi che possono distorcere l’analisi complessiva del settore, secondo PitchBook.

Il 2024 ha rappresentato un anno record per il capitale raccolto in questo segmento, sebbene il numero di nuovi fondi sia stato il più basso degli ultimi dieci anni, a causa della predominanza dei megafondi nella raccolta di capitale in Europa.

Dopo aver toccato il massimo nel 2021 con oltre 70 miliardi di euro, la raccolta per i fondi del middle market ha mostrato una decrescita costante, con poco più di 50 miliardi di euro raccolti al 5 dicembre 2024. Questo calo è stato attribuito principalmente a condizioni di finanziamento meno favorevoli, dovute a tassi di interesse elevati e persistenti, e a un mercato di exit stagnante che ha limitato la redistribuzione di capitali agli investitori istituzionali, riducendo la loro capacità di reinvestimento in nuovi fondi.

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Tuttavia, il 2025 potrebbe rappresentare una svolta, con segnali di ripresa già evidenti in Europa, che mostrano una crescita stimata tra il 25% e il 30% nell’ultimo anno. “Se questa tendenza si dovesse confermare, i fondi del middle market potrebbero rivedere livelli di raccolta simili a quelli del 2022, anche se ancora inferiori al record del 2021,” riporta il documento di PitchBook. Nel breve termine, la ripresa è supportata da previsti tagli dei tassi di interesse da parte della BCE e da condizioni macroeconomiche favorevoli. A lungo termine, si prevede una crescita sostenuta degli asset under management nel settore del private equity, grazie anche all’ingresso di nuovi tipi di investitori in questa classe di asset.

Il middle market rimane un indicatore essenziale per valutare la salute effettiva del settore del private equity in un contesto di rapida evoluzione. Negli ultimi anni, i mercati europei hanno subito forti oscillazioni, influenzati da eventi geopolitici significativi come il conflitto tra Russia e Ucraina e le instabilità governative in Francia e Germania. Questi eventi hanno rallentato la ripresa del settore e frenato i flussi di capitale. Durante i periodi di restrizione monetaria, gli investitori istituzionali tendono a preferire gestori con esperienze di successo comprovate, conferendo un vantaggio ai megafondi, che sono percepiti come più affidabili rispetto ai fondi di middle market. “In caso di ulteriori ristrettezze monetarie o ritardi nell’allentamento, i fondi di middle market potrebbero trovarsi nuovamente in difficoltà, risultando meno competitivi rispetto ai colossi del settore,” avverte il report, che ricorda come “nel più recente ciclo di restrizione monetaria, dal 2022 al 2024, la correzione nelle valutazioni di mercato ha causato un rallentamento più marcato nelle operazioni di exit rispetto a quelle di investimento”. Le Ipo di aziende partecipate dai fondi di private equity sono diventate rare, le acquisizioni tra sponsor più costose a causa degli elevati costi di finanziamento, mentre le aziende hanno dovuto affrontare una pressione finanziaria legata a valutazioni più basse e costi del debito più alti. In questo scenario, il mercato secondario ha guadagnato spazio, offrendo un’alternativa valida per garantire nuovi capitali alle aziende e restituire capitali agli investitori dei fondi venditori. Dal 2020 al 2024, il valore delle exit tramite secondari è più che raddoppiato, passando da 16 transazioni nel 2020 a 89 al 31 novembre 2024. Secondo il report PitchBook “GP-Led Secondaries”, si prevede una crescita globale annua di questo segmento di mercato del 13,2% in uno scenario ottimistico, che potrebbe tradursi in un valore di exit tra i 55 e i 60 miliardi di dollari per il 2025, con almeno 100 transazioni previste. Allo stesso tempo, comunque, i tassi d’interesse previsti in calo nel 2025 e un miglioramento delle valutazioni di Borsa potrebbero rendere le Ipo di nuovo allettanti.

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Il 2024 si è chiuso per il mercato europeo con un aumento del valore totale delle operazioni di private equity, con l’Italia che si è distinta come il mercato in più rapida crescita tra i principali della regione. Secondo i dati di PitchBook, 17 dei 24 Paesi europei hanno riportato un incremento negli investimenti in private equity nell’anno con un’exploit dell’Italia che ha raggiunto un record di 56,4 miliardi di euro attraverso 496 operazioni nell’anno, più del doppio rispetto al totale del 2023, superando così i Paesi Bassi e diventando il quarto mercato di private equity in Europa in termini di investimenti totali.

Il settore retail ha mostrato una particolare vivacità in Italia, con alcune operazioni di rilievo come l’acquisizione da 1,4 miliardi di euro del marchio italiano di cosmetici Kiko Milano da parte di L Catterton ad aprile e il buyout del marchio di abbigliamento sportivo Champion Europe da parte di BlackRock attraverso la controllata Authentic Brands Group per 1,2 miliardi di dollari a settembre. «Questi risultati – osservano da PitchBook -sottolineano l’attrattività del mercato italiano per gli investitori internazionali e la sua crescente rilevanza nello scenario europeo del private equity».

Inoltre, Lussemburgo e Slovenia hanno registrato la crescita più marcata in termini di valore delle operazioni di private equity nel 2024, sebbene in termini relativi: i due paesi hanno registrato attività rispettivamente per 6,8 miliardi di euro e per 400 milioni di euro, in incremento del 206% e del 176%. I Paesi Bassi, invece, sono stati l’unico Paese a registrare una contrazione con un calo del 15% a 30,2 miliardi di euro nel 2024.

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I mercati più consistenti restano, comunque, Regno Unito, Francia e Germania, che hanno totalizzato oltre la metà degli investimenti europei di private equity. Il Regno Unito si conferma il mercato più attivo d’Europa, con 135,6 miliardi di euro (+20% anno su anno) investiti in 1.680 operazioni, pari a un quarto dell’attività complessiva nella regione Emea. In particolare, il segmento delle operazioni di acquisizione con delisting (take-private) ha registrato un’impennata significativa: il valore delle operazioni supportate da private equity è raddoppiato rispetto al 2023, raggiungendo 14,7 miliardi di sterline al 4 dicembre, secondo i dati di PitchBook.

La Francia e la Germania si sono posizionate al secondo e terzo posto per valore totale degli investimenti dei fondi chiusi, rappresentando rispettivamente il 15% e il 14% del valore complessivo delle operazioni nella regione. Nonostante l’incertezza politica e la crescita economica deludente, la Germania ha mostrato una forte dinamica, con un aumento del valore delle operazioni del 50%. La Francia, invece, ha registrato una crescita del 24%, consolidando il suo ruolo di attore chiave nel mercato del private equity europeo.

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