Nel terzo trimestre del 2024, la partecipazione nei deal scende al 5,6% del totale degli investimenti in venture capital, stabilizzandosi al 13% in termini di valore
Il settore degli investimenti venture capital in ambito sanitario e scienze della vita sta entrando in una fase di maturazione. Sta emergendo un processo di razionalizzazione, guidato da una selezione naturale, che favorirà la crescita di fondi ben strutturati e con rendimenti allettanti, mentre metterà alla prova quelli incapaci di sostenere la crescente richiesta di capitali necessari per la ricerca e lo sviluppo aziendale. Di conseguenza, il 2025 si prospetta come un anno in cui il numero di deal e di fondi sarà ridotto rispetto al passato, anche se si prevede un incremento nelle dimensioni dei finanziamenti e degli investimenti.
Secondo l’ultimo rapporto di PitchBook sulle previsioni per il prossimo anno, il 2025 vedrà una trasformazione significativa nel panorama del venture capital nel settore sanitario e delle scienze della vita. Si prevede una diminuzione nel numero di operazioni, ma un aumento nella loro portata e nella raccolta di fondi. Gli investitori si focalizzeranno maggiormente su opportunità avanzate, ad alto fabbisogno di capitali, supportate da solide prove cliniche e percorsi più chiari verso la commercializzazione. Questo cambiamento è il risultato di una convergenza di tendenze storiche, pressioni macroeconomiche e dinamiche settoriali, con il segmento delle scienze della vita che spingerà questo cambiamento.
Storicamente, gli investimenti dei fondi di venture capital nelle scienze della vita hanno esplorato un’ampia varietà di opportunità iniziali. Tuttavia, negli ultimi anni questo modello ha subito un cambiamento significativo. Per capire questa evoluzione è necessario considerare il periodo della pandemia, quando le aziende del settore delle scienze della vita hanno visto un’impennata nell’attività di venture capital, stimolata dalla domanda globale urgente di diagnostici, vaccini e trattamenti. Per esempio, nel terzo trimestre del 2020, le operazioni di fondi in questo settore hanno raggiunto l’8,2% del totale delle attività, mentre il valore delle operazioni è salito al 17,7%. Queste percentuali rappresentano il picco storico per il settore, grazie agli investimenti in biopharma, medtech e salute digitale.
Per confronto, nel terzo trimestre del 2024, il numero di operazioni è diminuito al 5,6% del totale degli investimenti di venture capital e il valore delle operazioni si è stabilizzato al 13%. «Questa normalizzazione riflette una minore urgenza legata agli investimenti correlati alla pandemia e una maggiore competizione da settori in rapida crescita come l’intelligenza artificiale e il fintech», evidenzia il rapporto.
Più in generale, nel contesto più ampio dell’healthcare, le scienze della vita costituivano il 43,3% delle operazioni di venture capital nel secondo trimestre del 2020, ma sono scese al 34,2% nel terzo trimestre del 2024. Nonostante la riduzione del numero di operazioni, il segmento delle scienze della vita ha mantenuto un’alta quota sul valore totale delle operazioni, stabilizzandosi oltre il 65%. «Questo divario evidenzia la natura ad alta intensità di capitale degli investimenti in biotech e medtech, che richiedono finanziamenti significativi per ricerca avanzata, sperimentazioni cliniche e capacità produttive», sottolineano gli analisti di PitchBook.
«Le pressioni macroeconomiche stanno accelerando ulteriormente il passaggio a operazioni di venture capital meno numerose ma più sostanziali. L’aumento dei tassi di interesse e la stretta sui mercati del credito hanno ridotto la disponibilità di capitale per i fondi, spingendo gli investitori a preferire opportunità con un profilo di rischio più contenuto», osservano da PitchBook. L’attività di raccolta fondi riflette questo cambiamento: il numero di fondi di venture capital nel settore delle scienze della vita è sceso da 135 nel 2021 a solo 22 nel 2024, mentre il capitale raccolto è diminuito da 30,8 miliardi di dollari a 11,7 miliardi di dollari nello stesso periodo. Analogamente, la raccolta fondi del private equity nel settore sanitario ha visto una riduzione del numero di fondi da 49 nel 2021 a 13 nel 2024, con una diminuzione del capitale raccolto da 17 miliardi di dollari a 10,7 miliardi di dollari. «Queste riduzioni riflettono una crescente selettività da parte degli investitori, con il capitale che si concentra su fondi più grandi e meglio capitalizzati, focalizzati su opportunità avanzate e con un’attenzione particolare ai servizi farmaceutici», scrivono gli analisti.
I crescenti costi dell’innovazione biotech rafforzano ulteriormente questa tendenza. Lo sviluppo e la commercializzazione di nuove terapie richiedono investimenti significativi, determinati da lunghi periodi di ricerca e sviluppo, complessità normative e sfide nella produzione. Di conseguenza, gli investitori stanno orientandosi sempre più verso opportunità avanzate.
Le aziende con una solida validazione clinica, tecnologie scalabili e un chiaro percorso verso la monetizzazione, tramite licenze o acquisizioni, sono i target preferiti dagli investitori. Questo cambiamento si riflette chiaramente nell’aumento delle dimensioni medie dei deal, che crescono in parallelo alla concentrazione dei finanziamenti su un numero limitato di opportunità ad alto impatto.
Tuttavia, i settori sanitario e delle scienze della vita continuano a dimostrarsi resilienti e attraenti per gli investitori di venture capital e di private equity. «Questo interesse è sostenuto da cambiamenti demografici, avanzamenti tecnologici e dalla crescente domanda di terapie innovative. Gli investimenti in aree come la scoperta di farmaci guidata dall’intelligenza artificiale, la medicina di precisione e la salute digitale sono destinati a dominare, contribuendo a una crescente concentrazione delle attività nel settore», si legge nel rapporto.
Il 2025 dovrebbe confermare le tendenze dell’ultimo anno. Gli analisti di PitchBook, quindi, stimano che la quota di investimenti dei venture capital nel settore sanitario rispetto al numero totale di deal globali rimanga sostanzialmente invariata. Nel 2023 e nei primi mesi del 2024, questa quota si è attestata al 16,5%, in linea con la media del 16,1% registrata nell’ultimo decennio. Tuttavia, il dato è stato influenzato dal picco del 18,2% raggiunto nel 2020, come detto, spinto dalle dinamiche di mercato eccezionali legate alla pandemia di Covid, che difficilmente si ripeteranno.
La vera sfida per i venture capital sta arrivando dal blocco delle exit registrato negli ultimi anni. Questo ha impedito di restituire capitali agli investitori, rendendo quindi più complesso tornare sul mercato con la raccolta di nuovi fondi. «Per giustificare un’ulteriore allocazione di capitali al settore sanitario, potrebbe essere necessario un aumento significativo dell’attività di exit», osserva il rapporto.
Nonostante un contesto di finanziamento difficile in alcuni segmenti del settore sanitario per i fondi, come l’healthtech e le scienze della vita nelle prime fasi, ci sono comunque sottosettori che continuano a risultare interessanti come la salute metabolica (perdita di peso) e l’intelligenza artificiale. Questi ambiti continuano a stimolare gli investimenti. Inoltre, si legge nel rapporto, «mercati pubblici resilienti, segnali di ripresa nel panorama delle Ipo e investimenti guidati dall’AI dovrebbero compensare in gran parte le difficoltà del settore, giustificando la previsione di una quota invariata, con variazioni di pochi punti base, del settore sanitario nel complesso degli investimenti dei fondi a livello globale per il 2025».
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