“Prima i nostri”: per intanto non cambia niente

Con l’approvazione dell’iniziativa “Prima i nostri” il Ticino ha una volta di più manifestato la preoccupazione per le ripercussioni sul mercato del lavoro cantonale per la forte concorrenza della manodopera proveniente dall’Italia, disposta, in virtù del divario salariale fra Svizzera e Italia, a lavorare per salari con i quali in Svizzera è impossibile condurre una vita dignitosa.

Ci sarebbero anche altre strade per difendere il livello salariale della manodopera locale, per esempio introducendo minimi salariali aventi forza legale. Ma contro questi provvedimenti si oppongono energicamente e con successo le organizzazioni padronali. “Prima i nostri” è invece una di quelle iniziative molto utili per guadagnare consensi, ma che rischia di non avere conseguenze concrete.

L’iniziativa vuole introdurre l’obbligo per i datori di lavoro in cerca di manodopera di dare, a parità di qualifiche, la precedenza ai residenti. Deve inoltre essere bandita la possibilità di sostituire manodopera residente con manodopera frontaliera disposta a lavorare per un salario inferiore. E infine si devono prendere provvedimenti affinché i salari della manodopera locale non siano messi sotto pressione dalla presenza della concorrenza estera.

Il problema è che il Ticino da solo non ha la competenza di decidere in merito a questi postulati. La concretizzazione dell’iniziativa esige numerosi adeguamenti della legislazione federale, sui quali dovrà esprimersi il Parlamento di Berna. Nei fatti quindi occorrerà ancora parecchio tempo prima di vedere qualche cambiamento. E il risultato potrebbe anche risultare molto diverso dalle richieste dei fautori dell’iniziativa.