Unicredit e Banco Bpm: L’UE Interviene! Violazione delle Regole nell’Offerta?

Il Governo italiano si impegna a rispondere in maniera collaborativa e costruttiva alle richieste di chiarimento, seguendo l’esempio dell’intervento già realizzato di fronte al Tar

Una comunicazione è stata recapitata dal corpo europeo all’Italia, evidenziando alcune problematiche legate al decreto riguardante l’offerta di Unicredit per l’acquisizione di Banco Bpm. Durante il briefing giornaliero a Bruxelles, il portavoce della Commissione Europea ha annunciato l’invio di questa missiva al governo italiano, contenente un parere iniziale sul decreto promulgato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 18 aprile 2025, noto come “Golden Power”. Tale decreto impone specifici obblighi alla nuova entità nata dalla fusione, derivanti dall’acquisizione di Banco Bpm, che «potrebbero rappresentare una violazione dell’articolo 21 del Regolamento Ue sulle concentrazioni, oltre ad altre norme del diritto dell’UE».

«I dettagli della lettera sono confidenziali», ha aggiunto il portavoce Thomas Regnier, rispondendo ad ulteriori domande, «e ora tocca al governo italiano agire».

Nel frattempo, le azioni di Banco Bpm a Piazza Affari hanno visto un incremento di oltre il 4%, mentre quelle di Unicredit si mantengono stabili. Le quotazioni hanno reagito immediatamente in seguito alla decisione del Tar del Lazio del 12 luglio scorso.

Sotto il profilo della concorrenza, la Commissione ha autorizzato l’operazione il 19 giugno 2025, a condizione che venissero rispettate certe condizioni, in base al Regolamento UE sulla Concentrazione delle Imprese (EUMR). In parallelo, l’Italia ha adottato un decreto che impone specifici obblighi a UniCredit al termine dell’acquisizione di Banco Bpm, basandosi su leggi nazionali che permettono alle autorità italiane di esaminare gli investimenti in settori chiave, inclusi quelli bancari.

Conformemente all’articolo 21, comma 4, del Regolamento UE sul Mercato Interno, gli Stati membri possono prendere misure adeguate per proteggere interessi legittimi, purché siano compatibili con i principi generali del diritto dell’UE e non risultino inappropriate, sproporzionate o discriminatorie. Questi obblighi sono soggetti alla revisione della Commissione, in particolare per proteggere le proprie prerogative normative e prevenire la frammentazione del mercato unico.

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Il 26 maggio 2025, la Commissione ha richiesto ulteriori informazioni all’Italia per chiarire meglio il decreto. L’Italia ha fornito le proprie risposte l’11 giugno 2025. Dopo un’attenta valutazione delle informazioni fornite, la Commissione ha preliminarmente concluso che il decreto potrebbe violare l’articolo 21 del Regolamento UE sul Mercato Interno.

La sicurezza pubblica è uno degli interessi legittimi esplicitamente menzionati nell’articolo 21, paragrafo 4, del Regolamento UE sul Mercato Interno, ma la Commissione ritiene che la motivazione delle condizioni imposte sia attualmente insufficiente e avrebbe dovuto probabilmente riesaminare il decreto prima della sua attuazione. La valutazione preliminare ha anche evidenziato potenziali incompatibilità con altre norme del diritto dell’UE, incluse quelle relative alla libera circolazione dei capitali e alla supervisione prudenziale da parte della Banca Centrale Europea.

In risposta alla valutazione preliminare e alla sentenza del tribunale italiano, il governo italiano ha rilasciato una nota, alla luce della valutazione preliminare della Commissione europea. «Riguardo alla lettera della Commissione UE sui poteri speciali applicati all’offerta di UniCredit per Banco Bpm, il Governo italiano, con uno spirito collaborativo e costruttivo, fornirà i chiarimenti richiesti, seguendo l’esempio già dimostrato di fronte al Tar, con argomentazioni già considerate legittime dai giudici amministrativi», ha dichiarato Palazzo Chigi.

In merito a questa situazione, Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha espresso il suo punto di vista: «Penso che l’UE dovrebbe concentrarsi su questioni più rilevanti, come le relazioni con gli USA, piuttosto che interferire con il governo italiano riguardo a questioni di spiagge, motorini, auto elettriche e banche. Deve focalizzarsi su poche questioni importanti e gestirle bene». Salvini ha concluso: «Il dossier è in mano al ministro Giorgetti, che finora ha gestito tutto impeccabilmente. Il settore bancario e creditizio è vitale per il nostro Paese, quindi l’Italia ha il diritto di regolamentare come crede senza interferenze da Bruxelles».

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«L’Unione Europea si occupa di ciò che le compete, e questa è una questione di competenza anche europea», ha affermato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, rispondendo ai giornalisti a margine di un evento della Enel Foundation riguardo al golden power contestato da Unicredit e alle dichiarazioni di Salvini. Riguardo alla possibilità di rivedere il Dpcm dopo la sentenza del Tar, Tajani ha aggiunto: «Vedremo cosa succederà. Conoscete la mia posizione. La questione è gestita dal ministro Giorgetti».

Dall’opposizione sono arrivati i primi commenti. «Il combinato disposto della decisione del Tar del Lazio e della lettera della Commissione Europea rappresenta un chiaro e inequivocabile rifiuto dell’azione del governo sul caso UniCredit-Bpm. È una sconfitta su tutti i fronti, in particolare per il ministro Giorgetti, che aveva supportato un intervento ora dimostratosi illegittimo, ingiustificato e totalmente sproporzionato», ha dichiarato in una nota Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico, concludendo: «Il governo farebbe bene a prendere atto della realtà e ritirare il golden power. Questo evento conferma il fallimento dell’attivismo inappropriato con cui l’esecutivo ha interferito nel risiko bancario italiano, senza una strategia chiara, ma solo per logiche di potere. È tempo di cambiare direzione: fermiamo questa deriva, torniamo alla serietà delle regole e al rispetto dell’ordinamento europeo».

«L’Italia ha applicato il golden power contro una banca italiana, Unicredit, favorendo una banca francese. Il problema non è l’Europa che boccia l’Italia. Il problema è il governo che non rispetta il mercato», ha sottolineato la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva, mentre il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova ha osservato: «Oggi, alla sentenza del TAR di sabato, si aggiunge la lettera della Commissione europea. Come avevamo previsto fin da novembre scorso, la decisione di Meloni e Giorgetti di applicare il golden power all’acquisizione di UniCredit su Bpm si è rivelata non solo illogica, sbagliata e dannosa per l’Italia, ma anche in violazione delle norme italiane ed europee. Meloni e Giorgetti dovrebbero abbandonare l’idea di fare i banchieri attraverso l’uso strumentale del Golden power per fini politici, evitando di trascinare il Paese in uno scontro perdente con l’Unione europea e limitando i danni, sia per il governo sia per l’Italia, ritirando subito il golden power e lasciando che il riassetto del settore bancario segua logiche di mercato».

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Nel frattempo, in Francia, Crédit Agricole ha mosso i propri passi annunciando l’intenzione di chiedere l’autorizzazione alla Banca Centrale Europea per superare la soglia del 20% del capitale di Banco Bpm. Il gruppo francese, attualmente al 19,8% della banca italiana, ha specificato che il consiglio di amministrazione ha approvato la richiesta di autorizzazione alla BCE con l’obiettivo di rafforzare il proprio investimento, senza tuttavia voler «acquisire né esercitare il controllo su Banco Bpm», mantenendo la propria partecipazione al di sotto della soglia di offerta pubblica di acquisto obbligatoria.

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