Metodi diversi di analisi portano a conclusioni opposte sui prezzi. Nel frattempo, il valore delle azioni sale grazie alle rassicurazioni di Elon Musk riguardo al suo impegno
Elon Musk continua a spingere i confini con la sua SpaceX, accumulando miliardi in contratti dal governo. Tuttavia, è ancora interessato al settore automobilistico? L’attenzione di Musk per la politica negli ultimi tempi ha fatto sospettare che il crollo del valore di Tesla a Wall Street – quasi dimezzato in tre mesi – potesse essere attribuito alla sua distrazione. La settimana scorsa, in un evento in diretta streaming, Musk ha calmato i suoi dipendenti dicendo: «Non è la fine del mondo, tenetevi strette le vostre azioni». E ha aggiunto: «Voglio che sappiate che il futuro sarà incredibilmente brillante e stimolante. Realizzeremo progetti che nessuno ha mai nemmeno immaginato».
Automobili? No, robot. Nel corso dell’evento, il CEO di Tesla ha parlato dell’inizio della produzione di migliaia di robot umanoidi chiamati Optimus. Musk ha descritto Optimus come «il prodotto più significativo di sempre» per l’azienda, prevedendo un impatto sulle vendite «dieci volte superiore a qualsiasi altro prodotto lanciato precedentemente». Questo include anche la tanto chiacchierata Tesla economica sotto i 30mila dollari (che potrebbe essere una versione più essenziale della Model Y), i robotaxi e la guida autonoma. Tali innovazioni sono state proposte per rinvigorire le vendite, mai così in crisi: in febbraio, un calo del -40% in Europa con un picco del -76% in Germania; -49% in Cina; -70% in Australia. Inoltre, ci sono state numerose permute negli Stati Uniti.
Con la ripresa degli scambi intraday di lunedì a Wall Street, l’azione, dopo il rimbalzo del venerdì precedente (oltre il 5%), ha continuato il suo rally con un +9,50 per cento. Le rassicurazioni di Musk sulla sua presenza in Tesla sembrano aver convinto gli investitori. Un ulteriore impulso è venuto dal possibile posticipo dei dazi automobilistici negli Stati Uniti, previsti per il 2 aprile.
Per il momento, quindi, sembra che si sia evitato un altro problema che aveva allarmato il mercato meno di una settimana fa. Il Financial Times ha rilevato nel bilancio una spesa di 6,3 miliardi per acquisti di proprietà e attrezzature negli ultimi sei mesi del 2024. Il valore lordo degli asset riportato nel documento è aumentato di 4,9 miliardi, con 1,4 miliardi non contabilizzati. La società non ha fornito spiegazioni. Quali sviluppi potrebbero seguire? La SEC (la commissione di borsa) potrebbe avviare un’indagine. E senza chiarimenti, la fiducia degli investitori potrebbe deteriorarsi ulteriormente. A meno che non si considerino i fan più fedeli di Musk, che credono in una ripresa e stanno comprando ora che conviene: nelle ultime settimane hanno investito 8 miliardi di dollari nelle azioni, secondo Emma Wu di JPMorgan Chase.
In breve, un vero caos. E la situazione non migliora se si esaminano le raccomandazioni degli analisti e i relativi obiettivi di prezzo. Più della metà tra banche d’affari, società di intermediazione finanziaria e broker consiglia di acquistare azioni Tesla. Quasi la metà rimanente si divide equamente tra hold, mantenere, e sell, vendere. La variazione dei prezzi target è ancora più sorprendente. Ryan Brinkman di JPMorgan, il 12 marzo ha consigliato di sottopesare con un prezzo obiettivo di 120 dollari per azione. All’opposto, Fubon Securities con Phoebe Wang, il 6 marzo: acquistare con un obiettivo di prezzo di 764 dollari. Nel mezzo, ogni possibile sfumatura, con un prezzo medio (a 12 mesi) di 340 dollari.
«La variazione non è una distorsione – commenta Gabriel Debach, analista di eToro – ma riflette la vera essenza di Tesla: non è solo un’azione, ma una visione del futuro. Un altro elemento chiave è rappresentato dalle metodologie di valutazione utilizzate. L’azione può essere analizzata come un produttore di auto tradizionale o come una tech company in rapida crescita, giustificando multipli molto alti. Alcuni analisti utilizzano modelli di discounted cash flow, con ipotesi ottimistiche sui flussi di cassa futuri. Altri adottano approcci di sum-of-the-parts, suddividendo il business tra automotive, energia e intelligenza artificiale. Questo porta a risultati molto diversi, anche partendo dagli stessi dati di base».
«Poi, naturalmente, c’è la politica. Le azioni di Musk hanno esposto il marchio a un’ondata di ostilità negli Stati Uniti e in Europa: manifestazioni davanti agli showroom (ieri a New York e Washington) e stazioni di ricarica attaccate, auto vandalizzate o incendiate. Il presidente Donald Trump ha difeso il suo principale consigliere, ha parlato di terrorismo e minacciato pene severe. Ma Ross Gerber, influente investitore e azionista del produttore di auto elettriche, ha chiesto a Musk di farsi da parte: «È tempo che qualcuno prenda in mano la direzione di Tesla. L’azienda è stata trascurata per troppo tempo».
«La grande discrepanza nei prezzi target delle diverse banche d’affari – commenta Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia – è legata alla difficoltà di prevedere alcuni elementi esterni rispetto ai fondamentali. In primo luogo, la diffusione del movimento di protesta “Tesla Takedown”, nato per il ruolo di Musk nel Dipartimento per l’Efficienza Governativa, il Doge, e per il suo sostegno all’AfD in Germania, che ha alienato una parte della clientela del gruppo».
Poi ci sono le incognite delle guerre commerciali con i rischi di recessione per gli Stati Uniti. «La nostra visione su Tesla è particolarmente cauta, soprattutto nel medio-breve termine, poiché la dirigenza, oltre ai problemi esterni, ha anche delle difficoltà industriali da superare. I vertici del gruppo devono concentrarsi nuovamente sul migliorare le consegne di auto, soprattutto in Europa e in Cina, chiarire le tempistiche nello sviluppo dei software di guida autonoma e affrontare con maggiore successo la concorrenza dei produttori cinesi. In particolare – conclude Diodovich – BYD».
Quella BYD che sta realizzando numeri impressionanti e ha recentemente introdotto una tecnologia di ricarica due volte più potente. Musk, nel tentativo di distogliere l’attenzione, ha puntato su Optimus. Tuttavia, ci sono ancora investitori che ripetono i suoi mantra: guida autonoma, robotica, nuova rivoluzione tecnologica. «Tesla è un’azione che genera un dibattito emotivo tra tori e orsi – sostiene Dan Ives, direttore generale e responsabile della ricerca tecnologica di Wedbush – e che ha avuto molti detrattori nell’ultimo decennio. Noi non abbiamo mai visto Tesla come una semplice azienda automobilistica, ma come uno dei migliori esempi di azienda tecnologica disruptive al mondo».
Oggi Tesla vale 800 miliardi, lontano dai 1.540 miliardi di dicembre. Ma Ives prevede un valore futuro di 2 trilioni di dollari (2mila miliardi), con il 90% della crescita attribuibile alla guida autonoma e alla robotica nei prossimi 3 anni. A condizione che il tycoon si impegni seriamente. «Tesla non può diventare un simbolo politico. Sarà lo stesso Musk a doverla portare fuori da questa tempesta».
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