Gas: Se l’Ucraina Blocca Gazprom, il GNL è l’Unica Alternativa!

Il 31 dicembre scade il contratto di transito del gas e l’Europa potrebbe perdere 15 miliardi di metri cubi di forniture, senza alternative economiche se non importare più gas naturale liquefatto, principalmente dagli USA

In realtà, Trump non necessita di imporre dazi per motivare l’Europa ad acquistare maggiore quantità di gas dagli Stati Uniti. Se il flusso di gas russo attraverso l’Ucraina dovesse interrompersi, il continente europeo si troverebbe a perdere fino a 15 miliardi di metri cubi annui di gas a prezzi vantaggiosi, sostituibili solo aumentando le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL), proveniente in larga parte dall’America.

È diretta verso la Germania la prima nave metaniera partita dal recentemente inaugurato terminal Plaquemines LNG in USA, l’ottavo del suo genere nel paese. Anche Kiev questa settimana ha acquistato per la prima volta un carico di GNL dagli Stati Uniti.

Gli esperti, pur escludendo il rischio di carenze di combustibile, specialmente per l’Italia che gode di una notevole diversificazione nelle sue vie di approvvigionamento, riconoscono che non ci sono alternative all’uso intensificato del gas liquefatto. Questo porterà inevitabilmente a un incremento dei costi, particolarmente elevati per i paesi non costieri e quindi privi di impianti di rigassificazione.

Come indicato dall’Oxford Institute for Energy Studies (OIES), “con una produzione interna in calo e nessun incremento significativo previsto per le forniture tramite gasdotto non russo, i principali indicatori dell’impatto economico della cessazione dei transiti di gas russo attraverso l’Ucraina saranno la disponibilità di GNL e il costo del suo trasporto ai paesi interessati”.

L’Acer, che raggruppa i regolatori europei dei mercati energetici, ha segnalato a ottobre che le tariffe per il trasporto transfrontaliero del gas nell’UE sono cresciute di circa il 40% negli ultimi tre anni, e potrebbero aumentare ancora, con una riduzione della domanda che diminuisce l’uso dei gasdotti.

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La possibile interruzione delle forniture di gas russo attraverso l’Ucraina e l’incremento del costo delle alternative sono questioni che il mercato sta affrontando da mesi. In vista di questi scenari, si prevede che il prezzo del combustibile chiuda il 2024 con un aumento del 45%, vicino ai massimi di quest’anno e alla soglia psicologica di 50 euro per Megawattora, molto al di sopra dei valori pre-crisi energetica.

La sessione di mercato di lunedì 30, caratterizzata da notevoli fluttuazioni, si è conclusa con un modesto aumento, nonostante il contratto di Gazprom per il transito in Ucraina stia per scadere: +0,5% a 47,95 €/MWh al TTF. Anche i permessi europei per le emissioni di CO2 hanno raggiunto il picco degli ultimi quattro mesi, con un massimo giornaliero di 71,82 €/tonnellata, in parte legato alle incertezze sui prossimi giorni.

Le previsioni meteorologiche prevedono temperature più fredde della media in molte parti d’Europa, incrementando la necessità di gas, e ciò non è di aiuto considerando che le forniture di Gazprom potrebbero ridursi drasticamente in breve tempo. È possibile che si verifichino ulteriori forti prelievi dalle riserve, che stanno già diminuendo più rapidamente rispetto all’anno scorso, e potrebbe essere necessario aumentare l’uso del carbone.

Gazprom non ha la capacità di deviare completamente su altre rotte il gas che attualmente esporta attraverso l’Ucraina: il TurkStream non ha capacità sufficienti e non è realistico prevedere una riattivazione anche parziale del Nord Stream verso la Germania o del gasdotto Yamal-Europe che attraversa la Polonia, nonostante le recenti provocazioni di Putin.

A meno di cambiamenti dell’ultimo minuto, il mercato dovrà rapidamente trovare un nuovo equilibrio. Sebbene Mosca non sia più il principale fornitore in Europa, il suo ruolo rimane significativo. Infatti, nel 2024 Gazprom ha inviato all’UE circa 32 miliardi di metri cubi di gas, il 13% in più rispetto al 2023, e le esportazioni russe di GNL sono aumentate del 3% quest’anno, con metà di queste dirette verso l’UE.

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