Nel panorama dell’intelligenza artificiale, una piccola azienda di Milano si è distinta superando i giganti Google e OpenAI in una competizione organizzata da ServiceNow
Un anno or sono, il settore dell’intelligenza artificiale fu particolarmente colpito dall’emergere di DeepSeek, una startup cinese che prometteva performance comparabili con le più avanzate tecnologie americane ma con costi e risorse computazionali nettamente inferiori. Recentemente, un analogo exploit si è verificato a Milano, dove una boutique tecnologica ha conseguito un risultato sorprendente in una competizione indetta dal gigante del software aziendale ServiceNow. Questa impresa, chiamata Ipazia e fondata nel 2021 da Giorgio Alverà, ex dirigente di Goldman Sachs e fratello di Marco (ex CEO di Snam e partner della stessa Ipazia), si è imposta sui principali modelli di intelligenza artificiale di Google e OpenAI. Il successo è stato raggiunto nel contesto di WorkArena++, un importante benchmark nel settore che valuta la capacità dei modelli linguistici di affrontare problemi concreti di business, come la gestione di elenchi di prodotti, l’ordine di articoli, il recupero di informazioni da database eterogenei e la compilazione di moduli. In questa specifica area, denominata L1, Ipazia ha realizzato un impressionante 90,3%, superando il modello Gemini-3 Flash di Google (86,1%), GPT-5 di OpenAI (79,1%) e Claude-4-Sonnet di Anthropic (63,3%).
“Non abbiamo modificato i modelli esistenti, ma abbiamo ottimizzato il modo in cui vengono utilizzati,” hanno affermato i rappresentanti dell’azienda. Questo approccio ha permesso di sviluppare una forma di ragionamento avanzato rendendo l’intelligenza artificiale più accessibile e gestibile per le aziende, garantendo costi e tempi definiti. Ipazia ha in particolare messo a punto una tecnologia basata su “agenti AI” che operano come un team di specialisti, un livello di intelligenza supplementare che facilita la scomposizione di problemi complessi in sotto-task più semplici da gestire.
Ipazia si avvale di un team di 18 esperti, tra cui sette dottori di ricerca e professionisti con esperienze in istituzioni di prestigio come il MIT, Microsoft, Goldman Sachs e la Fondazione Bruno Kessler. Nel 2024, Ipazia è stata l’unica startup italiana a firmare la Dichiarazione del G7 sull’IA, partecipando a discussioni al fianco di colossi come Amazon e Meta. La tecnologia sviluppata da Ipazia è già attiva in diversi settori, tra cui quello bancario, il reclutamento e il gioco d’azzardo responsabile, dove i suoi algoritmi sono impiegati per identificare comportamenti a rischio al fine di proteggere gli utenti.
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