Marocco: 1,7 Milioni di Nuovi Lavori entro il 2035 con Riforme, dice la Banca Mondiale

I rapporti “Morocco Growth and Jobs Report” e “Morocco Country Private Sector Diagnostic” tracciano un percorso di sviluppo “trasformativo” che interconnette le riforme macroeconomiche con le opportunità di investimento private nei principali settori dell’economia nazionale.

Il Marocco potrebbe creare fino a 1,7 milioni di posti di lavoro aggiuntivi entro il 2035 e incrementare il prodotto interno lordo (Pil) reale di quasi il 20 per cento rispetto allo scenario di base, ma per raggiungere questo potenziale sarà necessario accelerare un ampio programma di riforme strutturali. È quanto emerge da due nuovi rapporti analitici pubblicati oggi dal Gruppo della Banca mondiale, elaborati in stretta collaborazione con il governo marocchino. I documenti, intitolati “Morocco Growth and Jobs Report” e “Morocco Country Private Sector Diagnostic”, delineano una traiettoria di crescita “trasformativa” che collega riforme macroeconomiche e opportunità di investimento privato nei settori chiave dell’economia nazionale. Secondo le analisi, la crescita economica del Marocco negli ultimi anni ha registrato progressi significativi, ma non si è ancora tradotta in una creazione sufficiente di posti di lavoro, in particolare per donne e giovani. Tra il 2000 e il 2024, la popolazione in età lavorativa è cresciuta quasi 2,5 volte più velocemente dell’occupazione. Inoltre, circa il 40 per cento dei settori industriali opera ancora in condizioni di concorrenza limitata, frenando produttività e capacità di espansione delle imprese.

Un altro nodo strutturale riguarda la partecipazione femminile al mercato del lavoro: nonostante il miglioramento dei livelli di istruzione, il tasso resta tra i più bassi a livello globale e continua a diminuire. Il “Growth and Jobs Report” individua quattro aree di intervento prioritarie: mercati più efficienti e competitivi, imprese più dinamiche, investimenti pubblici più efficaci e mercati del lavoro più inclusivi. Secondo le stime, l’attuazione di queste riforme potrebbe generare 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2035 e 2,5 milioni entro il 2050, con un incremento del Pil reale fino al 20 per cento rispetto allo scenario attuale. “Il Marocco ha costruito basi solide e, con queste raccomandazioni, può compiere un ulteriore salto di qualità, generando milioni di posti di lavoro e ampliando le opportunità per donne e giovani”, ha dichiarato Ahmadou Moustapha Ndiaye, direttore della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Ibrd) per il Maghreb e Malta.

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Secondo il rapporto, nel 2022 il Paese registrava circa 363.000 imprese dichiarate all’amministrazione fiscale, un livello che colloca il regno tra le economie comparabili per densità di aziende. Tuttavia, questa abbondanza non si è tradotta in una corrispondente creazione di posti di lavoro formali e produttivi. Il quadro delineato evidenzia una struttura produttiva dominata da micro-imprese: circa il 94 per cento delle aziende è di dimensioni molto ridotte e opera prevalentemente in settori non commerciabili come commercio al dettaglio e costruzioni. La conseguenza è una limitata capacità di espansione occupazionale. A ciò si aggiunge un dato rilevante: oltre due terzi della forza lavoro è impiegata senza contratto formale, mentre anche nelle imprese formalmente registrate circa metà dei lavoratori resta nell’economia informale. La Banca mondiale sottolinea inoltre la debole dinamica di crescita delle imprese. In economie più avanzate, le aziende giovani tendono ad espandersi rapidamente e a diventare motori di occupazione produttiva. In Marocco, invece, una impresa sopravvissuta cresce mediamente solo di un terzo nell’arco di dieci anni, circa la metà rispetto a Paesi comparabili come il Vietnam. La presenza di imprese ad alta crescita (high-growth firms) è inoltre inferiore alla media dei peer internazionali.

Un elemento critico evidenziato è la distorsione nell’allocazione delle risorse: le imprese meno produttive tendono a espandersi più delle imprese più efficienti, riducendo significativamente il potenziale di crescita della produttività privata. In questo contesto, la dimensione aziendale non si traduce automaticamente in efficienza, suggerendo che fattori come il potere di mercato possano pesare più della competitività. Tra le cause strutturali individuate figurano anche condizioni di concorrenza deboli in diversi settori, un quadro regolatorio restrittivo e un coinvolgimento significativo dello Stato in alcune attività economiche. Le barriere all’ingresso nei servizi professionali, le regolamentazioni non pienamente sviluppate nei mercati digitali e le limitazioni nelle industrie di rete contribuiscono a ridurre la contendibilità del mercato.

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Il rapporto evidenzia inoltre ostacoli trasversali alla crescita delle imprese: pressione fiscale progressiva, costo elevato del lavoro per i redditi bassi, rigidità del mercato del lavoro e difficoltà di accesso al credito per le imprese più piccole e dinamiche. A ciò si aggiungono ritardi nei pagamenti tra imprese e una struttura di politiche di sostegno che favorisce micro-imprenditorialità e grandi investimenti strategici, trascurando il segmento intermedio delle imprese in fase di crescita.

Sul fronte del lavoro, il Marocco registra una riduzione del tasso di partecipazione alla forza lavoro, sceso dal 53,1 per cento nel 2000 al 43,5 per cento nel 2024. Il fenomeno riflette non solo l’aumento della scolarizzazione, ma anche una crescente distanza tra le aspettative dei lavoratori e le opportunità offerte dal mercato. La stagnazione dei salari di ingresso e l’aumento delle aspettative, alimentato anche dalle rimesse estere (circa l’otto per cento del Pil), contribuiscono a una minore propensione all’accettazione di lavori informali o poco qualificati. Un altro nodo centrale riguarda il disallineamento tra formazione e mercato del lavoro: circa il 43 per cento dei laureati risulta sovra qualificato rispetto al proprio impiego. Le donne rappresentano la principale risorsa inutilizzata del mercato del lavoro, con un tasso di partecipazione sceso al 19 per cento nel 2024, uno dei più bassi a livello globale. Infine, il documento richiama l’impatto del cambiamento climatico sulle aree rurali: tra il 2015 e il 2024 l’occupazione rurale è diminuita di 1,2 milioni di unità, pari al 23 per cento, con una transizione verso attività informali urbane a bassa produttività.

Il rapporto conclude che la sfida del Marocco non è soltanto creare più imprese, ma trasformarle in motori dinamici di crescita e occupazione. Le riforme in corso — tra cui la revisione del sistema fiscale, la modernizzazione delle politiche del lavoro e il rafforzamento della concorrenza — sono considerate passi fondamentali per colmare il divario tra potenziale produttivo e risultati economici effettivi.

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Il secondo studio, il “Country Private Sector Diagnostic”, si concentra invece sulle opportunità di investimento privato in quattro settori considerati ad alto potenziale: energia solare decentralizzata, tessile a basse emissioni di carbonio, cosmetica a base di argan e acquacoltura marina. Secondo il rapporto, tali comparti sono coerenti con le priorità del Regno in materia di crescita verde e sviluppo industriale, ma gli investimenti restano inferiori rispetto ai Paesi comparabili a causa di ostacoli regolatori, procedure amministrative complesse e carenze di competenze. Il documento indica una serie di interventi concreti per sbloccare questi vincoli: semplificazione e digitalizzazione delle procedure autorizzative, maggiore accesso al suolo e all’energia verde, rafforzamento degli standard e dei sistemi di tracciabilità. L’attuazione di queste misure potrebbe mobilitare fino a 7,4 miliardi di dollari (circa 6,8 miliardi di euro) di investimenti privati e generare oltre 166 mila posti di lavoro nei quattro settori analizzati nei prossimi 5-10 anni.

“Il Marocco dispone degli asset settoriali e dell’ambizione politica per attrarre molto più capitale privato”, ha affermato Cheick-Oumar Sylla, direttore della International Finance Corporation (Ifc) per il Nord Africa e il Corno d’Africa. “Il Paese è pronto per un livello superiore di coinvolgimento del settore privato”, ha aggiunto il dirigente. La Banca mondiale ha sottolineato infine come la partnership con il Marocco, attiva da oltre 65 anni, continui a evolvere verso “un approccio integrato che combina riforme macroeconomiche e sviluppo del settore privato”, con l’obiettivo di tradurre le ambizioni del modello di sviluppo nazionale in crescita inclusiva e sostenibile.

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