Frontalieri: come vengono tassati negli altri Cantoni?

L’accordo fiscale fra la Svizzera e l’Italia che dovrebbe sostituire quello obsoleto risalente al 1974 è pronto per essere firmato, ma da parte italiana si trascinano le cose. Le ragioni sono evidenti: l’accordo prevede la progressiva abolizione dell’esenzione, per i frontalieri fiscali, dall’obbligo di dichiarare i propri redditi da attività dipendente all’Agenzia delle entrate italiana. In zona di frontiera il nuovo accordo suscita quindi forti opposizioni. Ma quali sono gli accordi in vigore con le altre nazioni confinanti con la Svizzera?

In totale in Svizzera sono impiegati 317 372 frontalieri. La maggioranza (174 365) risiede in Francia, 71 577 in Italia e 60 924 in Germania. L’imposizione fiscale di questi contribuenti è regolata in modo diverso a seconda del paese d’origine e spesso anche del Cantone in cui lavorano. Questo è dovuto al fatto che la Svizzera è un paese federale, dove le imposte sul reddito vengono prelevate anche dai Cantoni e dai Comuni, e quindi ogni Cantone ha le sue aliquote e spesso anche accordi diversi con i Paesi vicini.

Con la Francia, la Svizzera ha concluso un accordo che prevede la tassazione nel luogo di residenza dei frontalieri. È dunque la Francia a ristornare alla Svizzera, a copertura dei costi causati dai frontalieri all’infrastruttura svizzera, una parte dell’imposta prelevata pari al 4.5 % del gettito lordo. Per un frontaliere francese coniugato con due figli che guadagna 70’000 franchi, il Canton Basilea, per esempio, riceve dalla Francia 3122 franchi. Fanno eccezione a questa regola i frontalieri francesi che lavorano nel Canton Ginevra, che conosce invece un sistema simile a quello in vigore con l’Italia: i frontalieri vengono tassati alla fonte in Svizzera. Devono però dichiarare quanto guadagnano anche al fisco francese, e se beneficiano di redditi anche in Francia (ad esempio il coniuge che lavora), per stabilire l’aliquota si tiene conto anche del reddito svizzero.

Anche i frontalieri tedeschi vengono tassati alla fonte, con una aliquota forfettaria del 4,5% sul reddito lordo. A differenza dell’Italia la Germania non riceve ristorni. I frontalieri tedeschi dichiarano al fisco tedesco quanto guadagnano, e detraggono dall’aliquota l’imposta pagata in Svizzera. Si tratta della medesima situazione in cui si trovano i frontalieri italiani che abitano fuori dalla zona dei 20 chilometri.

Italia: frontalieri di serie A e di serie B

I frontalieri italiani si dividono in due categorie (clicca). Come stabilito dalla Convenzione fra la Svizzera e l’Italia del 1974, i frontalieri residenti nei Comuni compresi in una fascia fino a 20 km dal confine con i Cantoni Ticino, Vallese e Grigioni vengono tassati alla fonte solo in Svizzera. L’accordo stabilisce che il 40% della somma raccolta (ridotta poi al 38.8% per tener conto dei frontalieri che non rientrano a domicilio ogni giorno) venga versato ai Comuni di provenienza del frontalieri. In Italia questi frontalieri sono esentati dal dichiarare il loro salario realizzato in Svizzera.

I frontalieri fuori zona, che abitano cioè oltre la zona dei 20 chilometri, vengono invece tassati sia in Svizzera che in Italia. Il Ticino preleva l’imposta alla fonte, senza ristornare nulla all’Italia. Il frontaliere deve poi dichiarare il reddito realizzato in Svizzera anche al fisco italiano, facendo valere una franchigia di 7500 €. Dall’aliquota dovuta al fisco italiano possono venir dedotte le tasse pagate in Svizzera.

Con l’Austria è in vigore un accordo simile a quello valido per l’Italia. È quindi il Cantone svizzero a ristornare, ma la percentuale rimborsata del 12,5 % dell’imposta incassata è di molto inferiore a quello di cui beneficia l’Italia. Nonostante ciò, al fisco grigionese rimangono meno soldi che a quello ticinese. Il Ticino applica infatti ai frontalieri una aliquota più alta, e quindi, nonostante i ristorni, incassa una somma maggiore. Nel caso del nostro esempio, al fisco grigionese rimangono Fr. 184, mentre il fisco ticinese, sull’imposta alla fonte pagata dal frontaliere italiano, si tiene Fr. 600.

Ginevra, come il Ticino, conosce i ristorni,  restituendo alla Francia il 3.5% del reddito lordo. Nel caso del nostro esempio l’introito dell’imposta alla fonte viene praticamente annullato, e Ginevra deve restituire quasi tutto. Probabilmente, grazie all’alta densità di funzionari internazionali e manager di multinazionali domiciliati a Ginevra, questa città-cantone dispone di un patrimonio di frontalieri che guadagnano molto bene, e che compensa le minori entrate dovute alla aliquote molto basse per i redditi inferiori.

Un caso ancora particolare è quello del Lichtenstein, i cui cittadini vengono considerati alla stregua di residenti di altri Cantoni svizzeri, e non vengono tassati sul luogo di lavoro. In cambio non vengono tassati in Lichtenstein neppure i frontalieri svizzeri che lavorano nel principato.

Dal punto di vista dei Cantoni svizzeri, la situazione più vantaggiosa, almeno nel caso preso in considerazione, non è quella austriaca, ma quella che risulta dagli accordi con la Francia o con la Germania. Nel primo caso il Cantone svizzero incassa un ristorno importante, nel secondo caso si tiene l’intero introito dell’imposta alla fonte. Una tale soluzione è però meno vantaggiosa per i frontalieri, che vengono tassati nel loro paese di residenza, in genere con una aliquota superiore a quella in vigore in Svizzera.

MA

Dati tratti da: Kindah Bourhan, La compensazione finanziaria dell’imposta alla fonte e l’analisi tecnica dell’Accordo sui frontalieri, in Novità fiscali, 10/2010, Centro di competenze tributarie, Supsi