Cooperazione transfrontaliera: grande potenziale ma anche molti ostacoli

Con un tessuto produttivo competitivo e innovativo, quattro università, personale formato e qualificato l’Insubria avrebbe tutto quanto il necessario per acquistare una maggiore autonomia produttiva e finanziaria e trasformarsi in una area con una propria identità economica.

Lo affermano gli autori della ricerca sulla cooperazione transfrontaliera “SPL-Insubria” finanziato dal programma Interreg IV, i cui risultati sono stati presentati a Varese da Fabio Losa, dell’Ufficio cantonale ticinese di statistica, Gioacchino Garofoli, professore all’Università dell’Insubria di Varese e da Furio Bednarz, presidente della Fondazione Ecap-CGIL. La ricerca mette in evidenza i punti di forza del settore manifatturiero insubrico, comprendente il Ticino e le confinanti province italiane.

I numero sono superiori a quelli di paesi membri dell’Ue, come per esempio la Slovenia: 2,5 milioni di abitanti, un fatturato (senza la provincia di Milano) di 50 miliardi di euro. E i presupposti per uno sviluppo che non si orienti esclusivamente ai due poli di Zurigo e di Milano, secondo gli autori della ricerca, ci sono.

La strada da seguire è quella di prendere il meglio dei due paesi – Svizzera e Italia – a livello di formazione, di capacità competitiva e di ricerca, potenziando la creazione di reti transfrontaliere fra le imprese e gli istituti di formazione e fra queste due settori fra di loro.

Se si rimane confinati nell’ambito produttivo il potenziale si presenta importante. Ma la realtà economica generale e il quadro istituzionale presentano una serie ostacoli difficilmente superabili solo con la buona volontà. Il consulente aziendale ticinese Sandro Lombardi, chiamato a discutere i risultati della ricerca, ha a questo proposito sottolineato le incognite derivanti dalla tempesta che sta scuotendo l’eurozona. Anche la situazione politica, caratterizzata, da entrambe le parti del confine, da polemiche nutrite dalla demagogia, potrebbe pregiudicare la collaborazione insubrica.

Qualche dubbio è stato espresso anche dal giornalista ed economista Silvano Toppi, che si è chiesto se la globalizzazione e la deterritorializzazione dei flussi finanziari e dei processi produttivi a cui stiamo assistendo non stia relativizzando i legami con il territorio.

Ma ancora più rilevanti ai fini di una effettiva collaborazione transfrontaliera sono le condizioni istituzionali. Fra l’Insubria svizzera e quella italiana esistono ancora troppi ostacoli istituzionali: condizioni fiscali e parametri monetari diversi, difficile circolazione dei capitali e dei beni – basti pensare ai problemi creati dalla black list -, burocrazia, scarsa attenzione alla certezza del diritto. Tutti elementi a cui bisogna porre rimedio se si vuole favorire una vera collaborazione transfrontaliera.

Michele Andreoli