Presentato il “Bonte”, un’obbligazione a tasso fisso quinquennale. L’Argentina lancia nuovi titoli del Tesoro in pesos per consolidare le riserve di valuta estera e stimolare la crescita economica, in un periodo di miglioramento delle metriche macroeconomiche. L’obiettivo del governo è eliminare i controlli finanziari e integrare la ricchezza non dichiarata nel sistema bancario
L’Argentina tenta nuovamente di stabilizzare la sua economia. Il governo di Javier Milei ha recentemente annunciato un’importante emissione di titoli del Tesoro in pesos. Questa nuova serie di obbligazioni, con un tasso fisso per cinque anni, raggiunge un valore massimo di 1 miliardo di dollari. I “Bonte” saranno disponibili per l’acquisto in dollari, con un tasso di cambio che verrà fissato al momento dell’emissione.
Questa iniziativa, rivolta principalmente agli investitori internazionali, è stata concepita per aumentare le riserve di valuta estera del paese, in linea con le condizioni imposte dal Fondo Monetario Internazionale che ha recentemente erogato all’Argentina un primo finanziamento di 12 miliardi di dollari su un totale di 20 miliardi.
Il Ministro dell’Economia Luis Caputo, parlando sulla piattaforma X, ha affermato: «L’Argentina ha riacquistato l’accesso ai mercati finanziari internazionali per rifinanziare il suo debito in moneta locale». Ha poi aggiunto: «È una prassi comune per la maggior parte dei paesi, ma per l’Argentina è stato un traguardo importante, data la crisi economica ereditata».
Il governo di Milei è alla ricerca di riconoscimenti internazionali, soprattutto ora che alcune variabili macroeconomiche, inclusa l’inflazione, mostrano segni di miglioramento. Tuttavia, il contesto sociale resta critico e il paese è profondamente diviso a livello politico, caratterizzato da una forte polarizzazione.
Di recente, il governo ha lanciato un’iniziativa chiamata “Colchon”, ovvero “materasso”. Va ricordato che l’Argentina è un paese dove la fiducia nel sistema bancario è molto bassa e i cittadini tendono a conservare i propri risparmi in dollari letteralmente sotto il materasso. L’idea del governo è quella di mobilizzare queste risorse per incentivarne l’uso in consumi e investimenti.
Le strategie adottate mirano quindi a eliminare i controlli e migliorare la tracciabilità delle transazioni finanziarie, con l’obiettivo di reintrodurre nel sistema i capitali non dichiarati.
Si stima che la ricchezza non ufficializzata nel paese oscilla tra i 200 e i 400 miliardi di dollari. Il governo sta quindi progettando una nuova fase del suo programma economico per riformare il sistema di dichiarazione fiscale, con l’intento principale di fare in modo che i dollari detenuti al di fuori del sistema bancario ufficiale vengano utilizzati per consumi, investimenti e la generazione di nuovo credito. Questo piano è stato approvato dal Fondo Monetario Internazionale come un processo di semplificazione, che rappresenta un tentativo da parte del team economico di iniettare liquidità nell’economia e trovare soluzioni innovative per affrontare il crescente deficit della bilancia dei pagamenti.
I Tango bond
Il ritorno dell’Argentina sui mercati obbligazionari fa eco alla traumatica esperienza dei tango bonds e al default avvenuto tra il 2001 e il 2002. In quella circostanza, furono coinvolti circa 450mila risparmiatori italiani e anche le banche italiane furono criticate per aver venduto questi titoli ad alto rischio al dettaglio.
Molti anni dopo, precisamente il 21 aprile 2016, è stato siglato a New York un accordo internazionale tra la Repubblica Argentina e l’Associazione Tfa (Task force Argentina), con cui lo stato sudamericano si è impegnato a risarcire gli obbligazionisti dei Tango Bonds. Dopo negoziati lunghi e complessi, il Ministero del Tesoro argentino e la Tfa hanno raggiunto un’intesa che ha permesso ai risparmiatori di recuperare il 150% del valore nominale delle obbligazioni originariamente acquistate.
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