Fitch ha inaugurato le mosse inserendo in Rating Watch Negative (Rwn) tre obbligazioni di società appartenenti al gruppo, scatenando reazioni nervose nei mercati che continuano a penalizzare le aziende coinvolte
Dal nostro inviato
NEW DELHI – A soli cinque giorni dall’annuncio delle accuse di frode e corruzione da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e della Securities and Exchange Commission (Sec), la lista delle conseguenze negative per il Gruppo Adani, leader indiano nel settore delle infrastrutture, continua ad allungarsi. Recentemente, anche le agenzie di rating Fitch e Moody’s hanno inserito le obbligazioni del gruppo, emesse sia in dollari statunitensi che australiani, in una watchlist che per alcune potrebbe preludere a un declassamento.
Fitch ha aperto le danze questa mattina, inserendo in Rating Watch Negative (Rwn) tre obbligazioni emesse da Adani Ports and Special Economic Zone, North Queensland Export Terminal e Mumbai International Airport. Sebbene i rating siano stati confermati, l’outlook è stato modificato da neutro a negativo per due bond di Adani Green Energy e per uno ciascuno di Adani International Container Terminal e Adani Energy Solutions. Solitamente, la collocazione in Rating Watch Negative è motivata da eventi specifici e, di norma, entro sei mesi la situazione diventa più chiara per l’agenzia di rating, che spesso procede a un downgrade. Invece, un cambiamento dell’outlook implica un orizzonte temporale più esteso, tra uno e due anni.
Nel comunicato di Fitch si evidenzia che la decisione di inserire le prime tre obbligazioni in Rwn deriva da «un incremento del rischio in termini di corporate governance e un rischio di contagio che potrebbe incidere sull’accesso ai finanziamenti e sulla liquidità». Al contrario, il cambio di outlook da stabile a negativo per le altre quattro obbligazioni riflette, tra l’altro, «il flusso di cassa relativamente stabile» delle aziende e il «loro basso livello di indebitamento». Poco dopo, anche Moody’s ha modificato l’outlook di 7 obbligazioni da stabile a negativo.
I mercati hanno risposto con apprensione all’aumentato rischio di downgrade, continuando a penalizzare le aziende del gruppo. Adani Green Energy ha registrato una perdita aggiuntiva del 7,26%, con un calo del 44% rispetto al mese precedente, mentre Adani Enterprises ha subito una perdita superiore al 4%, portando il declino nell’ultimo anno al 22%. Dall’inizio della crisi, la capitalizzazione di mercato del Gruppo è diminuita di 33 miliardi di dollari.
Le conseguenze dell’indagine americana non hanno risparmiato nemmeno Adani Wilmar, una joint venture paritetica tra Adani Enterprises e Wilmar International di Singapore. La società, quotata nel 2022, deve secondo le normative vigenti offrire almeno il 25% delle azioni sul mercato entro tre anni. Con la scadenza fissata per il prossimo febbraio, il piano di collocare un 12% entro fine novembre è stato momentaneamente accantonato, in attesa di tempi migliori.
Già lunedì era chiaro che l’accesso ai mercati dei capitali per le aziende legate a Gautam Adani sarebbe diventato più difficile, quando TotalEnergies, che possiede il 20% di Adani Green Energy e ha partecipazioni in altre società del gruppo, ha annunciato che non immetterà ulteriori capitali nelle joint venture fino a chiarimento delle accuse contro la dirigenza del gruppo. L’annuncio suggerisce una preoccupazione più grave di una semplice cautela: TotalEnergies ha affermato di non essere stata informata dal partner indiano riguardo le indagini in corso da parte del Dipartimento di Giustizia americano e della Sec.
Ieri, la situazione del conglomerato indiano in Sri Lanka si è complicata ulteriormente con l’annuncio da parte dei ministeri delle Finanze e degli Esteri di un riesame delle accuse provenienti dagli Stati Uniti e di tutti i progetti di Adani Group sull’isola. La notizia è stata divulgata meno di 24 ore dopo l’annuncio dalla US International Development Finance Corporation (Dfc) di non aver ancora completato la due diligence per finanziare con un prestito di 553 milioni di dollari la costruzione di un nuovo terminal nel Porto di Colombo, di cui Gruppo Adani è il primo azionista con il 51%, insieme a due soci locali, John Keells Holdings e la Sri Lanka Port Authority. La Dfc ha chiarito che «le verifiche sono necessarie per assicurare che tutti gli aspetti del progetto rispettino gli standard più elevati di integrità e conformità».
Come in Bangladesh, anche in Sri Lanka è al potere un nuovo governo meno vicino a New Delhi – e probabilmente meno incline a favorire Adani – rispetto al precedente. In serata, l’agenzia Reuters ha riportato che il governo dello stato indiano dell’Andhra Pradesh starebbe valutando la cancellazione di un contratto di fornitura energetica con il gruppo di Mumbai.
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