Proteggere i salari, non chiudere le frontiere

Contro il dumping salariale bisogna potenziare i controlli. In caso contrario sarà molto difficile in Svizzera trovare di nuovo una maggioranza a sostegno della libera circolazione delle persone. Lo afferma una risoluzione approvata dal parlamento degli operai dell’edilizia del sindacato Unia riunito a Berna.

Il settore edile in Svizzera è in costante crescita e gli utili degli imprenditori aumentano. Sui cantieri aumentano però anche i casi di dumping salariale: imprese senza scrupoli sfruttano la crisi nei paesi vicini per far lavorare operai stranieri per salari molto al di sotto della norma.

Ne fanno le spese i diretti interessati, ma anche i salariati svizzeri, confrontati a una crescente pressione sui salari. E ne fanno le spese anche le ditte serie, che rispettano gli accordi, ma in questo modo non riescono a rimanere concorrenziali.

Per proteggere i salari sono necessari controlli più incisivi, sanzioni più gravi e strumenti più adeguati. Nei casi di dumping le autorità devono poter sospendere i lavori. I dipendenti devono inoltre venir protetti dal licenziamento: solo così si riuscirà a vincere l’omertà.

Gli edili dell’Unia hanno anche preso posizione contro l’iniziativa dell’Unione democratica di centro contro l’immigrazione. Già da tempo la Svizzera non viene più costruita dagli svizzeri. Senza l’apporto degli operai stranieri i cantieri si fermerebbero. Bisogna proteggere le condizioni di lavoro, affermano gli edili dell’Unia, non chiudere le frontiere.

Red./Comunicato